134. Io e mio salmone domestico ore sei e trenta andiamo a scoprire il mondo
il mondo ancora una volta ci appare grande e puntiforme, ombrellinato di dame vestiti bianchi a pallini azzurri laghetti cigni verdi arancioni blu. E dall'ultima ancora una volta il mondo è cambiato, dall'altra parte dell'olmo da passaggio federalista trasversale non cammina più di traverso, dritto dritto con cravatta a pois e argentato fermapois. Madrelinguaspagnola ha un ghigno diverso e pare contenta, Pessoa sulla panchina, naso al cielo, gamba accavallata, tranquillo e in pace. Pacifico avvocato, accalmato dai traguardi futuri, procede senza pensamenti. Oggi io di tutto questo cosa posso fare? Senza avventura, fontana improvvisa, guizzo dinamico di acqua spruzzata. Ma laggiù, oltre la siepe, in tutta la sua bellezza c'è avvocatessa, un ugolino crucciato, linee contratte sulla fronte, pugno al mento, incerta del suo involucro e degli altri. Ed è guardando lei che oggi io ritrovo la vita, lo sfrigolio del vento, la sfida al mutamento, mai dritto e sempre dritto ad ali incerte. Il misterioso mozzafiato navigare, su mari non sicuri, fuori dai porti, a rischio naufragio. Per imitazione lo faccio mio. E a vista, da lontano, io e salmone sulla zattera a guardare.
