Lumicino

s. m. 1 dim. di lume | cercare col lumicino, (fig.) cercare con molta cura e pazienza qualcosa difficile da trovare | essere, ridursi al lumicino, (fig.) agli estremi, in fin di vita; detto di cosa, stare per finire (dall'uso di mettere un lumino vicino al letto dei moribondi): i nostri risparmi sono ormai al lumicino 2 lumino funebre.

01/06/2009

151. Farà fede il timbro postale.

Dal treno per milano, dopo le risaie, un campo di calcio, una chiesa, ho trovato dei pezzi di quercia smuzzati, distesi per terra a ricomporre un tronco monco. Li ho intravisti, nella velocità siderale del regionale, e ti ho pensato, e ti ho cronologizzato – meticolosamente (non avevo niente da fare). Qui sul treno il cielo è tutto rosso chiaro, sporco azzurro, di quei cieli che le ragazze sturm und drang li indicherebbero con stupore. Io per me sono inquieta, ti ho ripreso dentro i pensieri. Nelle tue fattezze di adesso, sei i tuoi brevi messaggi di testo con le faccine demenziali.
Io per me pensavo, per volontà e per forza, di essere diversa da certe altre, e quando giravo per la città, e le incontravo, e le salutavo con disagio, mi credevo talvolta superiore, come scampata miracolosamente da quel modo. Talvolta guardandole pensavo invece di voler essere loro, e che mai sarei stata. Talvolta ancora, le vedevo semplicemente diverse, e non mi infastidivano, e volevo io non infastidire loro, come due rette parallele che non si incontrano. Anche te sei una retta parallela, e oggi io vado a coincidere con quel gruppo femminino, e me ne faccio capo. Io per me funziono a brevi tratti, a segmenti, a pezzi. Il tuo tratto, che mi conservo, è quando sistemi gli occhiali di fronte ai fogli di appunti disordinati, inchiostro nero, con una calligrafia così brutta che commuove, e racchiude la tua infanzia in paraffina. Di te mi porto la calligrafia soltanto, la concentrazione delle tempie, l'immobilità di quelle intenzioni, e un soprannome. Quello che è al di fuori, quel copione smunto che hai riservato, la contrazione muscolare del tuo volto e la banalità ikeiko-esistenziale, te lo puoi tenere e riciclare. Tutto questo te lo scrivo in treno, sul secondo piano del regionale, in piena emergenza di puzza stagnante, di piscio, e lattine accartocciate. Di fronte a me due poliziotti hanno chiesto i documenti ad Ahmed. Sono fermi ad aspettare la telefonata dalla centrale, e Ahmed, così l'ho chiamato, guarda fuori dal finestrino. Io anche guardo fuori, e mi dico «fa che Ahmed sia regolare, fa che Ahmed sia regolare». Poi i poliziotti se ne sono andati, e io mi sono vergognata della mia preghiera pregiudiziale, e mi sono vergognata delle tue faccine demenziali, e allora ti ho lasciato andare.



postato da: lumicino alle ore 16:57 | link | commenti (8)
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