140. Primi appunti salmoneschi per un dizionario italianista-italiano
1. non sarà inutile notare
a. non so se c'entra qualcosa, ma tant'é.
b. avviso che sto per dire una cosa del tutto inutile
note: si trova a volte con "forse" o "davvero", a seconda del grado di insicurezza dell'italianista che scrive (naturalmente crescente).
es.: non è inutile ricordare che Calvino inizia per C e finisce per O. [da Su Il sentiero dei nidi di ragno di I.Calvino, Certosa di Pavia 2001, p. 10]
es.: non sarà forse inutile ricordare che Calvino ha scritto Il sentiero dei nidi di ragno. [op.cit., p.13]
note: usato ovunque, ma in modo particolare nel lombardo-veneto e nelle aree montane, dove si assisterà a brevi precipitazioni.
sinonimi: non sarà fuori luogo, non sarà scontato, non sarà superfluo.
2. cartina tornasole
non si è ancora trovato un corrispettivo in italiano, per ora ci si accontenti di "carta, forbici, sasso".
note: usato molto in italia centro-meridionale e sud. prediletto dai romani nell'accezione "aò, cartina tornasore".
attestato talvolta in combinazione con 1: una non scontata c.t.
es.: questo libro può essere considerato una c.t. per approfondire i meccanismi del Gadda narratore [da Saggio su Il Gadda narratore, Roma 2003, p. 2001]
3. lavoro parziale, che necessiterà di ulteriori spogli/approfondimenti
a. il lavoro è finito, ma sono confuso.
b. bisognava fare uno spoglio infinito, e poi mi sono chiesto: ma chi me lo fa fare?
note: usato molto in valle d'aosta, piemonte, liguria, lombardia, toscana e lazio. sembrerebbe un prestito francese.
comprovato l'uso in ambito linguistico e filologico. più raro, ma comunque attestato (vd. infra), in ambito critico-letterario.
es. Non sarà scontato ricordare qui che Calvino ha vissuto parte della sua vita a San Remo. Abbiamo raccolto alcuni dati circa questi anni sanremesi, ma precisiamo che si tratta di un l.p., che necessiterà certamente di ulteriori approfondimenti.
4. Fin da subito/qui subito/fin da ora
attesta l'urgenza del non dire, come dire “sto per non dire una cosa subito, facendo finta di recuperarla alla fine del saggio, salvo poi dimenticarmi”
es. Preciso f.d.o. che in questo lavoro mi occuperò del Calvino calvinista. [da Saggio su Calvino e non sui calvinisti, Milano 2006, p.2]
5. appunti sparsi
mi sono fatto un culo così, ma adesso faccio quello che gli sono venute giù due o tre idee dal cielo
note: di frequente abbinato con 3.
es. Questi a.s., che ho elaborato nei miei ultimi trent'anni di lavoro, rappresentano una prima parziale revisione del Calvino narratore [op.cit., p.1]
6. Quel lodevole lavoro, ancora insuperato sebbene gli anni che ci distanziano
quel saggio di merda che mi tocca citare.
note: usato in tutta la penisola, questo incipit di frase in genere viene accostato ad una nota a piè di pagina che sottintende l'esatto contrario. A volte accade l'inverso: si spara nel testo, lodando poi l'autore sanguinante nelle note a piè di pagina. È un calco inglese, come si può ben capire dalla non scontata ironia insita nella frase.
es. Q. l. l., a. i. s. gli a. che ci d., rappresenta per noi un punto di partenza indiscutibile per la ricerca che stiamo affrontando.
Nota a piè di pagina: siamo proprio costretti a notare (contro la nostra volontà, giacché la bravura del collega non abbisogna qui di mie ulteriori specificazioni, e la mia eterna devozione a lui e alla sua scuola sono note) che in quel saggio mancava un'analisi di alcuni fatti peculiari, fatti che ci proponiamo in qualche modo di presentare nel corso di questo lavoro (ma non ora, essendo questo lavoro una serie di appunti sparsi, un primo approccio, un non scontato sguardo panoramico alla materia)[op.cit., p.4]
7. a nostro giudizio
a. nel giudizio comune, delle masse
b. sto dicendo una cazzata, la attenuo.
Usato molto dai critici militanti, giacché militano.
es. A n.g. questo nuovo libro rappresenta un passo in avanti per la letteratura italiana di oggi. [Corriere della Pera, recensione]
8. che tutti stavamo aspettando
significa che il critico in questione non legge, e le rare volte che legge dice che aspettava questo libro dall'ultima volta che aveva letto un libro, circa un anno prima. Usato anche nei circhi di moira orfei, con l'accezione di “ecco a voi l'elefante dalla doppia proboscide che tutti voi stavate aspettando”.
es.: Questo nuovo libro è il libro che tutti noi s. a. [Corriere della Pera, recensione]
9. Noi crediamo, noi pensiamo, ci sovviene
Io credo, io penso, mi sovviene. Oppure: Io e i miei amici invisibili crediamo, pensiamo, ci sovveniamo
es. Noi crediamo che questo non scontato lavoro porterà forse ad una nuova ricerca sul Gadda-non-finito. [op.cit., p.14]
10. crocevia
vedi nota 2. carta forbici sasso.
Sdoganato negli anni ottanta, oggi torna in auge alla grande e viene usato da tutti quegli studiosi che da piccoli volevano fare i vigili. Siamo costretti a notare che questa formula implica un segreto e non più confessabile (visto che è pratica ormai scontata) anticrocianesimo, meglio conosciuto come "spariamo senza farci vedere sulla croce rossa".
Attestato molto in ambito cinematografico.
es.: Il crocevia della letteratura italiana.
es.: Crocevia, rivista di letteratura.
11. Nomeautore narratore
si intende ribadire che l'autore è proprio narratore, e non viene studiato sotto il profilo estetico.
es.: Del Calvino narratore apprezziamo molto le sue scarpe. [op.cit., di nuovo]
139. Il tempo materiale o anche giorgiovasta mi ucciderà a sprangate o anche io con giorgiovasta ho un rapporto di amore e odio: io amo lui incondizionatamente e se mi dice buttati nel burrone lo faccio. Lui poi scenderebbe nel burrone e mi prenderebbe a sprangate.
Premessa con breve divagazione sui maestri della mia vita.
Giorgio Vasta ha il suo stile, e questo lo sa chi lo ha letto o lo ha sentito parlare. Ha il suo stile, la vastanarrazione, che per immagine è come un bimbo che lancia un sasso nell'acqua e da lì il sasso procede a salti e per ogni salto partono dei cerchi, in un movimento che - se non fosse per motivi tecnici, materiali - potrebbe anche essere infinito. Per un mese ho contato i giorni dall'uscita del suo romanzo, esasperando i librai della mia città con le mie invadenti insistenze. Poi un giorno il vastalibro è arrivato e io ho quasi avuto paura di incontrarlo. Non mi capita spesso di attendere fanaticamente l'uscita di un libro. Temevo che il libro non mi piacesse e nel contempo volevo che mi piacesse così come mi piace il vastainsegnante, il vastamaestro, il vastaconferenziere.
Dico vastamaestro perché io storicamente ho alcuni li maestri miei tutti maschi, che prediligo e venero iperbolicamente e periodicamente (qui ci sarebbe una parentesi sulle maestre, ma è molto complicato). Ho sempre avuto un bisogno freudiano di cercare maestri, li ho cercati con più fervore e più metodo delle donne che cercano un uomo da amare o di un bimbo che cerca il latte materno. Ne ho avuto bisogno a sei anni e ne ho bisogno anche oggi, e quando incontro una persona più vecchia di me e più intelligente di me ritaglio la sua faccia e la accosto ai miei tre maestri storici. Per queste persone io nutro un amore incondizionato, asessuale, puro e senza secondi fini. Avere un maestro non è una prassi da protocollo ministeriale e neppure la Gelmini potrebbe inventarsi una legge ad hoc. Ho sempre pensato che la scelta non dipendesse neppure dal lecchinaggio o dal grado di confidenza che un allievo cretino sa crearsi con il professore sbrodolando simpatia. Bisogna avere un talento per farsi scegliere, per avere un'affinità elettiva con il proprio maestro rispettando la giusta distanza. Ma se non avete talento fate come me: i maestri sceglieteveli voi e costringeteli brutalmente con la forza.
I miei tre maestri storici non si conoscono, ma per le loro caratteristiche, sebbene perfetti nella loro individualità, si compensano l'uno con l'altro andando a formare insieme le tre virtù cardinali: precisione, freddezza, temperamento. Li penso spesso insieme su una nuvoletta azzurro scuro, a triangolo, dove al vertice sta il più anziano per mia conoscenza. Che è un veneto professore torquatotassiano e colma i miei istinti repressi di precisione maniacale mai raggiunta. Ho sempre desiderato che lui mi scegliesse idealmente come sua allieva prediletta, come le scolarette di primo banco perfette e odiose, ma alla fine io e il mio pressapochismo non avevamo tempo di coltivare un qualche talento da apprezzare, e perciò siamo stati noi a scegliere lui, e così per il maestro numero due.
Il rude maestrovasta lo scelsi subito dopo che stroncò un racconto mio anno 2001, intitolato "thé verde" (e la giorgiosatira non si dilungò tanto sull'orribile storia, incentrata su una giovane aspirante suicida con problemi adolescenziali. Tutt'altro: il suo problema, che poi si tramutò nel mio attuale problema, fu nella parola stessa. In questo caso "thé"). Quel giorno facevo di tutto per stabilire un contatto con lui; avendolo io scelto come maestro volevo almeno farglielo sapere. Addirittura ricordo che feci una cosa contro la mia natura: intervenni tre volte in un dibattito in corso, in un'aula strabordante (più di sette persone). Volevo dimostrargli di essere degna di diventare una sua seguace e allieva. Non avevo nessuna intenzione di mollare la presa, nonostante lui avesse scelto come interlocutrice preferenziale una giovane scrittrice romana con l'accento marcato. E ancora giorgiovasta stroncò brutalmente i miei interventi e forse in lui ci fu anche una sottintesa stroncatura della mia parlata veneta, e così io ebbi in odio tutto l'impero romano e implorai i barbari per una devastazione completa, un incendio gigantesco, di Roma tutta. Era l'anno duemiladue, l'anno in cui decisi che entrava nella nuvoletta anche il mio terzo maestro. Di lui non parlo mai, perché è più di un maestro, è quasi un padre. E questo basta.
Approfondimento
Sulla potenza del giorgiovastismo: un giorno mi trovavo nello stesso albergo di giorgiovasta e non ricordandomi il nome dell'albergo chiedevo ai passanti "scusi mi dice la strada per l'albergo di giorgiovasta?" Beh, vi assicuro che le indicazioni me le davano e credo che ora stiano cambiando il nome sull'insegna. E ancora sul giorgiocentrismo: avevo sbagliato per la terza volta a prendere un biglietto del treno. Il terzo cambio di prenotazione l'ho fatto a due minuti dalla partenza e me l'hanno fatto solo perché ho detto allo sportello "devo prendere il treno che deve prendere giorgiovasta". Finisco qui perché immagino che sappiate tutti com'è andata quando ho chiesto da quale binario partiva il treno giorgiovasta-milano. Che nel frattempo da binario 6 è diventato binario giorgiovasta.
Approfondimento autoesegetico
Se qualcuno leggesse veramente questo intervento potrebbe chiedersi cosa c'entra questo intervento con salmone. Il mio storico maestro tra i vari nomignoli mi aveva incollato addosso quello di lumicino (un altro, tra i meno mortificanti, è calimero). Mi suggerì di scrivere su un blog invece di rompere le scatole a lui, e così io su lumicino iniziai parlando di joseph conrad, e lui fece uno sbadiglio e io cancellai tutto, e pescai un salmone, che prese a insultarmi lui. E giorgiovasta, vedendo la violenza del salmone contro di me, disse che quella violenza contro di me era cosa buona.
137. Salmone, sei vecchio, rassegnati
Mio salmone domestico sta sempre nella sua cassettina di fragole che quando dorme una pinna esce fuori e copre la o. Sta sempre nella sua cassettina perché è arrivato l'autunno, e l'autunno provoca a mio salmone scompensi+ricorrenze+depressioni+freddo alle ossa. Siccome mio salmone sembra scemo ma non lo è, ogni autunno si attrezza per il controautunno attuando tutte le strategie necessarie per simulare la sopravvivenza. Solo che le energie per pensare ogni giorno a sopravvivenza non gli permettono di fare altro che respirare, e così sopravvivenza all'autunno è essa stessa effetto dell'autunno, causa e principio di ogni programmatica azione, andandosi infine a coincidere controautunno e autunno stesso.
Se tu pensassi a un salmone diresti che la sua stagione è l'autunno, lo diresti per esclusione, giacché il salmone odia la neve e perciò l'inverno, non sa che farsene delle robe fiorite primaverili, e trova davvero di scarso interesse le intelligenze di ferragosto. Invece a mio salmone l'autunno per fargli fare le cose lo devi insultare, lo devi imboccare dei cereali kellogs, devi convincerlo che nel pentolino non c'è latte di lurida mucca ma acqua pura e tiepida, tiepida significa non troppo fredda e non calda estate.
Mio salmone l'autunno è ossessivo di acqua come se dovesse lavarsi via vecchie squame, salvo che non ha il coraggio di uscire e rimane bloccato sotto l'acqua bollente per ore. Io lo traguardo nella cassetta ustionato, immobile non sa leggere altro che topolino. Con una pinna rassicura il piumone e sembra implorare una tregua, si tocca la gola cercando di sciogliere il nodo, e con gli occhi sembra chiedere solo la strada più breve per topolinia.