131. La felicità mentale
Cerco in Dante tutte le opere edizione rosso mammut, eredità di quell'insegnante che mi diceva di comprarle, perché utili per trovare in fretta sassolini. E ti cerco tutto lì dentro, perché altrove non so cercarti e perché ho paura di romperti, spezzarti, violarti in qualche modo. Ti ritrovo addirittura nel secondo libro de vulgari e se mi sposto in altri luoghi ci sei talmente da irrossire. E penso che avevo ragione quando dicevo al giovane poeta di salerno che voi uomini a parlare d'amore siete noiosi, ma a scrivere invece no. Poi penso anche che per omissione di onestà non ho aggiunto questo, che io sono noiosa in l'uno e l'altro, e l'uno neanche riesco. E se per avarizia di sentimento (freno all'erta, nozioni chimiche, ingegneria dei cuori) lo schermo specchio si moltiplica a montagna, dietro te, e tutto è fermo. Ti sospendo per lasciare un po' di parte al dopo, perché io conosco la felicità mentale, la so bene e non so cos'è.
130. Nodi al pettine.
Sono le zero zero e quarantuno e non ho nessun vestito nero. Ho centoventuno euro di fondotinta e rimmel in mano e la desolazione. Aspetto lunedì e i tutti i giorni. Il mio sorriso giornaliero è stato pensare a te, e pensandoti immaginare se in queste situazioni tu avresti trovato un modo di proteggermi. Un giorno e ti decreterò passato. Ma ancora ricordo quel pomeriggio, quando traguardandoti hai smosso qualche ingranaggio interno e intorno, un certo sorriso, morso di labbro inferiore, e poi via.