128. Altri scarti, barbarani 2
Te doei proprio andar in lombardia a studiar, no' l'è vera? Con tute le scole che avemo noialtri? Padoa, Venessia, ma anca Verona, a Verona gh'è otime scole... te fasea proprio schifo studiar a Verona? Sento che se non intervengo per placare le sue ire non ci sarà verso di chiedergli un consiglio. Così, gli dico con goffi gesticolamenti, così messa la scena, eco, vorìa portarve soto a una finestra granda, tuta saor de vecia poesia, a colonete, che se racomanda a quei che passa, che no i volta via sensa guardarla, sensa far dimanda de quale vecia casada, eco, la sia, chi sia mai quel paron che la comanda.
Barbarani si rasserena. Un po' meglio, mi dice. C'è ancora qualche errorino, ma apprezzo le buone intenzioni. Avanti, continua. Signor Barbarani, interrompo, io veramente ero venuta qui per un consiglio. Un consiglio? Chiede stupito. E perché non me l'hai detto prima? Perché Lei voleva... Volevo, volevo...parla, sentiamo.
Ecco vede, questo salmone l'ho incontrato in Valpolicella qualche settimana fa. Era smarrito, e visto che noi veronesi siamo di core bono...parla par ti, mi dice...di core bono, continuo, ho pensato di portarlo a casa mia finché non ritrovasse la sua famiglia. Ma sa, la mancanza di affetti, l'incapacità di relazionarsi con gli altri, non so che dirgli, è molto triste. Così racconto nei particolari la storia di mio salmone domestico. Non avrebbe forse qualche suggerimento? Almeno un consiglio di vita, che se no questo qui mi si uccide.
Consigli? Buteleta, mi dice, dovevi andar da ben altri. Veramente, mormoro abbassando lo sguardo...sto zitta un po', penso a come spiegarglielo. Ho la netta sensazione di aver capito il suo pensiero, con quella modestia che lo caratterizza voleva suggerirmi che forse era meglio andare da Dante, che sta proprio lì vicino, nella piazza dei Signori, dove c'è il vecchio palazzo del Governo [...], e le tombe degli Scaligeri che furono un tempo i signori di Verona [...]. Avevo pensato, gli dico, avevo pensato anche io al Sommo Poeta... Sto zitta, capisco di averla detta grossa, cerco di giustificarmi in qualche modo.Ma sa sior Berto, e inizio a biascicare in dialetto, quasi a voler stabilire con lui un certo grado di confidenza, quel poeta me parèa tropo ciapà a scriver de cose larghe... un po' massa grandi per noialtri povereti...per 'ste cose un po' tropo, come posso spiegarme, particolari... par uno che ha passà la vita a parlar de gente granda, e allora, continuo, non so, ma ho pensato che lù, signor Barbarani, alto sì, non voio mia dire che lù... che l'è cosi bravo e alto, l'è alto ma anca capace de spiegarci, voio dir...non se offenda, ma se potesse in qualche modo darme lù un consiglio più tereno... Gente granda? Dice lui accigliato. Buteleta ma ti l'eto leta la Comedia? Mi sì sior Berto, eco forse non l'ho capìa proprio tuta tuta, sior Berto so cosa vole dirme... ma come posso spiegarme, pensavo che lù...Basta, basta, dice seccato. E poi che c'entra Dante. Ah, dico stupita, forse volèa dirme de Catullo? Barbarani mi guarda con disapprovazione. La poesia, mi dice, non ha mai salvà nessuno. Poi si calma, inizia a parlarmi con fare paterno. Potevi andare da Cangrande a Castelvecchio, da qualche altro combattente... una statua equina la trovavi, suvvia, foss'anche Vittorio Emanuele... Ma per chi mi ha preso sior Berto? Dico sdegnata. Qualcuno, continua senza ascoltare le proteste, che potesse darvi dei consigli veri, che vuole che le dica un poeta? Adesso che sei qui, ormai... ma prima devo meditare al caso. Allora direi che potremmo vederci domani. Sempre qui? E dove se no?
127. Dallo sgabuzzino: bozza incontro barbarani 1.
Vorìa cantar Verona