Lumicino

s. m. 1 dim. di lume | cercare col lumicino, (fig.) cercare con molta cura e pazienza qualcosa difficile da trovare | essere, ridursi al lumicino, (fig.) agli estremi, in fin di vita; detto di cosa, stare per finire (dall'uso di mettere un lumino vicino al letto dei moribondi): i nostri risparmi sono ormai al lumicino 2 lumino funebre.

28/03/2008

125. Mi fido di te?

“Trova il trentenne”, era il gioco dell'amica di Ara, genovese, per questa campagna elettorale del partito democratico. Si trattava di trovare almeno una persona nata dopo il 1978 durante i comizi di Veltroni, giocofacile qui dove vivo io, che è pieno di studenti, mi sono detta, qui io vinco sicuro.
Io e mio salmone domestico questa mattina, usciti dall'aula tre, andiamo con Le Secretaire a fare delle fotocopie. Solo che davanti a santa maria qualcosa c'è riccardo che mi mette in mano la macchina fotografica e mi dice vai a fare delle foto per la rivista, dai. Ecco allora che proprio io e salmone, paladini della sobrietà e del silenzioso vivere, ci ritroviamo in mezzo alla folla lui con matita e foglio, io a scattare foto a bandiere del pd (brutte) e ad ascoltare persone nate prima del 1978 intonare una canzone di Jovannotti: beh, almeno un miracolo l'hanno fatto, mi sono detta. Eccolo lì, in tutta la sua bellezza, il nostro Walter Veltrons, il nostro Mosé americanizzato che divide la folla in due e passa il mare con il suo popolo, a stringer mani di tante persone che hanno una fede più forte di San Tommaso.
C'è ancora gente che ci crede, dico a mio salmone, com'è possibile?
Com'è possibile, gli dico, che la gente partecipi ancora ai comizi, ci creda ancora, si metta a cantare a squarciagola? Questo doveva essere un voto silenzioso, ho detto, si doveva andare con la fascia del lutto, con un minimo di sobrietà, a votare. Quasi a dire, va bene, qui votare si deve votare, ma almeno non riempiamoci la bocca di troppi buoni propositi. E mi chiedo, ma tutta questa gente che applaude cos'è? Dove ha vissuto in questi ultimi quindici anni?
È come se i cattolici avessero festeggiato cristo dopo la crocifissione senza neanche aspettare tre giorni.
Ed eccolo il Mosé festeggiante, impegnato in quei gesti da comunicatore che gli si addicono poco. Tutto quello che gli hanno messo addosso non va bene, non vanno bene quei goffi gesti berlusconiani che gli hanno insegnato, non va bene il lessico così ripulito. Poveraccio, mi dico.
Hai preso appunti? Chiedo a mio salmone domestico mentre torniamo da riccardo. Sì sì, mi dice, ho preso appunti. Afferro il foglio dalle sue pinne e leggo: non ci sono donne sul palco. Aperta parentesi, a parte la sindaca, frase cassata, chiusa parentesi. Hai scritto solo questo? Lo guardo con severità. Sei acido come l'idraulico liquido, dico a mio salmone silenzioso. Butto il foglietto nella spazzatura e lo prendo per mano. Andiamo, gli dico, mentre lui, ridendo, controlla le macchine di strada nuova e va dall'altro lato, canticchiando un stonato e perverso mi fido di te.

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12/03/2008

124. Tu sais chose sans frontiers


Tusaicosa è la malattia del secolo che ha perso di originalità anche dal punto di vista lessicale: sappiamo tutti che oramai se uno psico-tusaicosa non trova almeno una variante, un prefisso o un suffisso, una certa trasversalità del fenomeno, una persona affetta da tusaicosa non sta male nel modo giusto.
Sappiamotuttidicosa sto parlando. Freud diceva che la malattia viene a quelli che quando erano piccoli non hanno eseguito correttamente le operazioni di sblocco, una sequenza difficilissima che qui ricordo solo nella sua prima fase: alzare braccio destro e gamba sinistra, usando alluce del piede destro girare a trecentosessanta gradi come una ballerina con tutù, mettersi a testa in giù e dire tutta la tabellina del sette al contrario, fare un giro attorno alla boa nuotare a riva e sotterrarsi sotto sabbia in posizione fetale.
Gli sfortunati che non hanno avuto l'agilità neonatale necessaria per compiere le operazioni che ho qui esemplificato bisogna che prendano provvedimenti.
Dopo aver compiuto alcuni esperimenti su mio salmone posso dire che sono fermamente convinta che l'uso di medicine medicamentose può in certi casi aggravare la situazione, perché il rischio è che ti facciano venire esse stesse la tsc., ricordandoti ogni giorno che sei affetto da tsc. e ingerisci pillole per toglierti quella roba lì, mica l'influenza, malattia questa che ha mantenuto nei secoli una certa dignità lessicale. Allora ho pensato che l'unico modo per togliere a mio salmone tsc. è fargli fare giochisenzafrontiere. È risaputo che tenere la mente occupata in impegni quotidiani è il modo più semplice per non pensare. Il mio percorso di GSF si basa sullo svegliarsi la mattina il prima possibile, fargli fare una serie di giochetti quotidiani come lavori fatti nel minor tempo possibile, il numero massimo possibile di partecipazione alle lezioni, battere il record tra i partecipanti dell'Unione Europea in quanto a parole possibili dette al minuto. Neppure in bagno lo lascio pensare, imponendogli la lettura integrale di un quotidiano qualsiasi nel minor tempo possibile. La sera un'intervista immaginaria per il commento a caldo sulle prove, fatta ovviamente da quell'omino storico che fu il conduttore della nota trasmissione televisiva e che io segretamente adoravo. Si chiamava Ettore, se non ricordo male. Per ora il mio progetto fila liscio. Ma per quanto tempo posso tenere nascosto a un salmone che è arrivato ultimo anche nelle gare di nuoto?


Approfondimento nel minor tempo possibile.

Salmone: Chi è quel tizio che un pochino fa parlava di economia narrativa?
Io: Non lo so, è uno che si chiama con un nome corto corto, Dessa.
Salmone: E facciamola presto prestissimo, questa economia narrativa.
Io: D'accordo, subito subito.

BANG!

Dessa [rimpicciolendosi]: Ec...o...no...mi..a...splat.

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03/03/2008

123. Vite private dette in pubblico

cavolo, dico a salmone mentre sto sbobinando la conferenza numero meno due, cavolo caspiterina ho dimenticato di mandare un breve messaggio di testo alla mia amica. scrivile mail, dice salmone. non posso, gli dico io continuando a sbobinare con lo stesso stile di un pianista che fa concerti su mtv un fisico del ci enne erre che parla di genomi e nucleotidi. dettami che scrivo io, dice salmone, stranamente propositivo. amica, dico, scusa se non ti ho chiamato ma sono settimane indaffarate e come tu sai perchè mi conosci le mie settimane indaffarate sono le mie montagne di ore migliori perchè la lucidità è alle stelle e sono forte fortissima e non ho bisogno di nessuno e blablabla e non mi innamoro di nessuno e non ho bisogno di nessuno e non sento la mancanza di nessuno, aggiungi tu come ti pare, dico a salmone, poi metti: ma come tu sai oltre al lato positivo c'è che quando sono indaffarata ci vediamo meno. ma ci rivediamo a roma, scrivi. il nostro primo viaggio insieme, strano. come sarebbe a dire roma, dice mio salmone sorpreso. scrivi così. vai a roma? mh, forse. e io? tu come ti chiami? salmone domestico. no tu non vieni, non ci sei nei biglietti. i biglietti aerei sono nominali, non lo sai? e vai a roma senza di me? giusto ieri roma mi ha chiamato dopo due mesi e mi si è attorcigliata la gola e mi veniva da piangere che non riuscivo a parlare come un pianto liberatorio che stava lì lì da settimane e non usciva più tipo quando

(mentre piangevo ripensavo alle volte che mi veniva da piangere in questo modo e mi sono ripetuta se piangi è finita se piangi la montagna di ore diventa spazzatura e diventa nulla e non fai più nulla. sii professionale, mi sono detta, apri l'agenda)

a roma c'è a. che dovevo chiamarla, allora scrivile un bigliettino: inviata la busta + un cd in allegato + un abbraccio + attendo il tuo pezzo + a presto.

tutto questo dico a salmone in una serata di quasi arrivo primavera, davanti a tanti non bigliettini in pila, compilati meticolosamente a nome mio. una serata in cui il passato non si sente, e la corazzata di ferro mi trattiene da ogni pericolo. questo dico sopra la montagna delle ore buone, quelle sane e salvifiche, strizzando l'occhio a giovanna d'arco e gianmaria testa, dicendo a tizio di non essere debole di cuore, a caio che è perfetto così com'è, e a tiberio di non avere paura, spingendosi oltre l'accettabile e azzardando un retorico e colmo "la vita è una sola, mio caro".

postato da: lumicino alle ore 22:12 | link | commenti (3)
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