Lumicino

s. m. 1 dim. di lume | cercare col lumicino, (fig.) cercare con molta cura e pazienza qualcosa difficile da trovare | essere, ridursi al lumicino, (fig.) agli estremi, in fin di vita; detto di cosa, stare per finire (dall'uso di mettere un lumino vicino al letto dei moribondi): i nostri risparmi sono ormai al lumicino 2 lumino funebre.

09/01/2008

121. Decadenze


Oggi ho aspettato mezz'ora dico mezz'ora davanti all'aula prima volta in anticipo ma solo per evitarti ovvero entrare in aula prima di te e non avere l'imbarazzo di dover decidere per seconda in che posto sedermi perché se mi sedevo lontana significava che ero offesa e se mi sedevo vicina e tu ti spostavi significava che eri offeso e alle sedici meno dieci ho chiesto a una matricola che mi sentivo una nonnetta scusa ma che lezione c'è e mi dice con sguardo un po' complice veramente non lo so e poi fa una pausa come se stesse pensando a qualcosa di importante, e aggiunge però so che alle sedici c'è letteratura italiana tutorato, e a me mi veniva da scuoterla e dirle ma scusa come fai a dire non lo sai bene se poi sai che devi entrare in quella schifo di aula a fare letteratura italiana tutorato, pensavo, un po' di esattezza o almeno elasticità mentale nella vita, pensavo dal mio pulpito, ah grazie mille, dicevo, allora ho fatto due più due che oggi è martedì e ho sbagliato giorno e solo in quel momento, quando il signore che vende libri nel cortile dell'università mi ha ammonito duramente perché non gli compro un libro da più di sei mesi e io quasi fossi colpevole di omicidio ho risposto chiedo umilmente perdono ma questa è la settimana dell'affitto, solo in quel momento, cercando di capire come avevo fatto a sbagliare giorno e a perdere mezzo pomeriggio perché il cervello non mi funziona, mi sono sentita così affranta che ho cancellato tutto, le ansie per le scadenze e le ansie per i tuoi punti di vista e gli orgogli feriti a ogni minuto, ho cancellato tutto quanto e apaticamente me ne sono tornata a casa. Ci ho messo il rimanente pezzo di pomeriggio per riprendermi dall'errore. Ho comprato un chilo di arance e ho iniziato a spremerle una dopo l'altra senza un motivo. Non tutte, alcune le ho riservate per la sera, quando nel silenzio, a termosifoni spenti, diventerò la massima conoscitrice di intagli e origami su arance, e, se proprio mi gira, riempirò di chiodi di garofano salmone e lo appenderò all'entrata. Ho comprato un sacco di pere per poter usare il frullatore e fare un sacco di rumore. La notte quando accendo la doccia e tutto il resto è il silenzio mi viene una tranquillità carmica che neanche il mio coinquilino che fa sciazzu potrebbe arrivarci.
Negli ultimi dieci giorni sei persone mi hanno detto che sono una bambina, me l'ha detto anche mia madre con una tristezza nel volto che mi sono sentita come quando hai deluso qualcuno. Ho provato più o meno la stessa cosa quando p. rodriguez pontormo si è laureato e suo padre per fare una battuta per ridere visto che stavo per diventare ufficialmente una fuoricorso mi ha detto ora puoi prendere ripetizioni da lui, erano tutti sorridenti e divertenti e io che ero felice mi sono bloccata e ho provato una cosa dentro come di essere una fallita non solo ai miei occhi ma anche agli occhi dell'altro. Provo ogni volta lo stesso vuoto sotto la cassa toracica quando le cose non mi riescono come dovrebbero, non me lo perdono, peggio quando qualcuno mi trova una giustificazione e peggio se io la cerco, l'indulgenza per l'imperfezione si chiama scusa, perché la non esattezza delle cose è peccato ed è l'unico motivo per cui dio dovrebbe fulminarci. Anche questo salmone domestico non sono mica scema lo so bene che è un rimasuglio di qualcosa, un cordone ombelicale mal staccato, un'escrescenza freudiana a forma di yo-yo. Io da quando sono nata fino all'adolescenza mi dicevano è molto matura per la sua età, lo dicevano pure i maestri perché non sapevano che altro raccontarci a mia madre e io fin da piccola lo sapevo che quando sarei cresciuta la pacchia sarebbe finita e sarei decaduta. Perché io dico che è facile fare i maturi in mezzo ai bambini, è quando scoprono il trucco che allora io e mio salmone domestico siamo finiti per sempre.
 
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06/01/2008

120. Il tempo delle mele

A casa di alice, quartiere pigneto, si oscillava dalle dodici alle sedici persone che se si naufragava non c'erano mica le scialuppe con l'acqua calda per tutti e neppure il dentifricio.
Io e ara alle ore diciassette e trenta, sveglie da meno di quattro ore, dopo aver fatto qualche pensiero medio sulla fontana di trevi constatiamo che dobbiamo pisciare. Siccome io e ara avevamo attivato la modalità cittadinomedio, il cittadino medio turista se deve pisciare va nel fastfood e allora noi entriamo al fastfood senza vergognarci. Quando scendo in bagno c'è una saletta chiusa dove due adolescenti si scambiano effusioni di fronte a un maxidaublecisburgher e pepsi cocacola con ghiaccio. “Aò”, grida da sopra le scale un signore vestito da hamburger, “Aò”, continua senza essere ascoltato dai due adolescenti. “Aò! A' tempo delle mele! Quarcuno ve ha detto de scendere ggiù a sporcà sto piano, ehh?”
Tempo delle mele, penso, è il modo più bello che io abbia mai sentito per insultare due ragazzini.
Ha un sapore di romanticismo leggermente andato a male, un po' acerbolo, per farla breve mio salmone domestico ha litigato anche con f. Non sa bene perché ci ha litigato, non se lo ricorda, ricorda solo che aveva mal di testa ed era completamente senza voce e che da qui si è scatenato un putiferio. Ricorda una nevrosi e mio salmone quando ha le nevrosi vuole tagliare tutto quello che gli sta intorno perché gli sembra l'unico modo per salvarsi. L'unico modo per salvarsi secondo lui è quello di staccare tutto il staccabile, come le mongolfiere, che per salire più in alto e prendere fiato devono staccare tutti i sacchetti di sabbia. Quando mio salmone gli vengono queste cose qui ha la gola completamente chiusa sul piede di guerra con una flotta navale di asma. Poi quando mongolfiera è troppo in alto mio salmone si dispera, guarda i sacchetti lontani, e pretende che qualcuno venga a riportarlo a terra.
Io so imitare un famoso cantautore che si chiama pino daniele, e questo particolare della mia vita privata quando qualcuno lo scopre si stupisce sempre.
Io è vero che penso che portare in casa di gente delle pastine secondo me sì, in certi casi non va bene, perché le pastine è roba per gente o che si conosce bene bene bene o che non si conosce per niente, allora ho comprato a f. un libro del mare perché quando l'ho aperto in libreria vicinanze termini ho letto una frase di pessoa che mi ha convinto, che sull'ascensore ho pensato madonna che tamurriata, questo sì che non va bene davvero, maledizione al mare e a pessoa.
So anche imitare paperino, anche se ora che ho i denti del giudizio un po' meno.
Nessuno si aspetterebbe da me le imitazioni, a volte davanti ad alcuni mi imbarazzo.
Il problema di mio salmone è che quando si rende conto di non essere sopportato non si sopporta più. Come se non bastasse la medusa lo ricopre di insulti telefonici tramite brevi economici messaggi di testo.
Con la calma zen che serve in questi casi impacchetto regali, gioco a morra cinese al circolo arci del pigneto con i liguri e ara, cerco il posto più lontano dalle comitive sulla carrozza sette dell'eurostar.
Propositi dell'anno nuovo, dico a salmone mentre chiedo al bar ambulante del treno due bicchieri di tè al limone con acido muriatico, i propositi dell'anno nuovo saranno chiudersi in un guscio e lavorare come delle bestie. Non ti permetterò nessuna ulteriore nevrosi, nessuna pausa riflessione, nessun contatto con altri esseri umani. Fino a quando le tue squame non saranno ricoperte da crosta protettiva, dico a salmone mentre il treno Attentogiacomino esce da Roma Termini abbassate le suonerie del cellulare, tu non uscirai più di casa e non avrai più a che fare con nessuno.

postato da: lumicino alle ore 01:05 | link | commenti (2)
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