116. I miei tempi, i loro tempi.
Per fortunate coincidenze una giovane ragazza di sedici anni sta nel nostro appartamento da qualche settimana. Questa presenza, oltre a implicazioni pratiche di secondaria importanza, mi fa sentire vetusta, per così dire.
Essere giovani oggi comporta molti vantaggi. Ai miei tempi le possibilità si contavano sul palmo delle dita: eri 1. secchione 2. discotecaro 3. fascista 4. comunista e/o punk 5. cattocomunista 6. catto 7. dark 8. ph cinque punto cinque (quasi neutro).
Oggi a questa semplice e discutibile divisione si sono finalmente aggiunte molte, infinite sfumature.
Una di questa è Emo, breve etichetta che sta per emotional, e pare, per quel poco che ho capito, uno sciame di presimaledallavita che ascoltano determinata musica, si vestono in determinato modo (stretto, molto stretto), si procurano dei tagli alle braccia, si piastrano con la piastra giorno e notte i capelli, così come giorno e notte si camuffano la faccia con il trucco. E mettono delle scarpe che mi piacciono moltissimo, per giunta. Il centro di aggregazione dei presimale, per quanto concerne il Nord produttivo, pare Milano.
L'emo poi si suddivide, come mi è stato spiegato, in varie sottocategorie più raffinate. L'emo omosessuale, l'emo bisessuale, e così via. (dimenticavo: 9. sporcofrosciocomunista).
Anche il lessico si complica, con importanti e pesanti prestiti anglosassoni. Più che prestiti: sovrapposizioni.
Mi dispiace conoscere così tanto superficialmente (solo tramite racconti frammentari) questa nuova tendenza. Ma pare significativo che i presimaledallavita (come mio salmone) delle nuove generazioni si siano uniti compatti e che oggi stare male sia diventata una moda, uno stile di vita, e non più come ai miei tempi che i presimaledallavita da una parte sfociavano in associazionismo politico e dall'altra si sentivano incompresi e facevano i poetastri e gli scritturuncoli da quattro soldi tra i banchi di scuola, vagando tra 4 e 8 con qualche caso di aspirazione a 1, con la conseguente proliferazione di imbarazzanti giornalini di istituto, intense letture di romanzi francesi o del dopoguerra italiano, con picchi di alta culturalizzazione attraverso la recentissima di allora produzione letteraria italiana contemporanea (e conseguente autoidentificazione nei personaggi) di cui non farò cenno per volontà di rimozione. Giornate sprecate su poeti delle guerre, avanguardisti, romanzieri di ogni sorta (conosco alcuni ingrati delle scuole pubbliche che si finsero ammalati per finire di leggere Tarchetti, altri che sprecarono estati intere a leggere Proust. Capito? Non stessa spiaggia stesso mare, Proust!). Infine, segno supremo che quello era un modo di vivere ridicolo, il moltiplicarsi come la peste di depressive amicizie platoniche che comportavano la bancarotta generale delle aziende di preservativi (che io credo abbiano avuto un ruolo ben preciso nel giro di boa delle tendenze giovanili).
Ma ogni cosa buona, ovviamente, comporta lati negativi: in queste poche settimane di contatto diretto sono costretta, contro la mia volontà che vorrebbe appoggiare la cultura emo, a notare: 1. un fortissimo dispendio di fazzoletti da cucina e cartaigienica per pianti 2. rischi del presomalismo non conformi all'età puberale dei quindicianni: la scoperta dell'altrosesso, il primo alcolico, la primabugia dei nostri quindicianni viene qui tramutata in coma etilico, in faccioquelcazzochemipare e miammazzoperchèilmioragazzomimolla. Mi piacerebbe non escludere, ma lo escludo per non attribuire ardimenti che neppure loro oserebbero pensare, orge di ogni tipo. Il piercing fatto nella primavacanzastudio a Londra fa ridere all'emo di oggi che sprezzante della flora batteriologica e senza conoscere un minimo di basi per la sopravvivenza al pus piercingale (bactraban) si infilza aghi appuntiti nelle labbra e si riempie la faccia di palline. Ma non è pericoloso? Chiedo come una nonnetta di centocinquantanni: ma no, acqua e sale scema (scema è un'aggiunta redazionale, ma lo sguardo emo, le rarissime volte che appare sul volto sassificato di un emo, è molto eloquente). Ai miei tempi, dico raccogliendo dal cestino impagliato i ferri per la maglia, c'erano i pantaloni larghi, c'erano i punk di provincia. Ma quali punk scema (come sopra), se voi avreste almeno visto i sex pistols “che voi non sapevate un cazzo di musica mentre noi ora sappiamo tutto più di voi” (tra virgolette mio), voi capivaste che i veri punk non si vestivano largo.
Il fatto che non conoscano minimamente i cantanti tipici del presomalismo individuale dei miei tempi e di prima dei miei tempi non ha la minima importanza. (Mi riferisco alle tre corone Guccini, De André, De Gregori, che normalmente accompagnano per tutta la vita, ahinoi, gli sciagurati come mio salmone).
Mi scuso per le parolacce immesse qui per la prima volta dopo oltre cento interventi.
Le usereste anche voi se finisse la cartaigienica il sabato notte nelle vostre case.
115. Tempo di bilanci
Salmone, gli dico, è tempo di pensare al futuro. Ehhhh, dice mio salmone con un'iperbole della pinna come per collegare un futuro al passato remoto, ce n'è anco(oooo)ra di tempo. Non c'è più tempo, gli dico, dobbiamo pensarci. Bisogna arrivarci preparati al futuro, bisogna vestirsi bene, lo capisci? Dobbiamo pensare a cosa fare, a dove vivere, a dove lavorare. Ma come, dice salmone, ma dopo la laurea non vengono degli specialisti specializzati a visitarti e affidarti il lavoro più idoneo alle tue capacità e attitudini presentandoti una rosa di possibilità? Ovvio che sì, gli rispondo, verranno a bussarci alla porta una fila di richiedenti, ci chiederanno di dirigere la pannonia e il lichenstein, e faranno la guerra la francia e l'inghilterra per averci a capo. Però, gli dico, mettiamo caso che il giorno in cui i capi delle maggiori potenze mondiali bussino alla nostra porta e noi siamo in bagno, mettiamo, mettiamo anche che ci cerchino al telefono e abbiamo il telefono scarico, mettiamo, poi vuoi dirmi come facciamo? Oh, dice salmone, domanda interessante, li richiamiamo noi? Salmone, gli dico, ma tu sai quanto costa una telefonata internazionale?
Hai ragione, mi dice, dobbiamo agire prima di loro.
Mentre io e salmone pensiamo a come attuare un piano di salvaguardia delle nostre vite, entra un uomo vestito di nero con cappuccio e tunica fino a terra e una falce lunga lunga in mano.
Il suo alito è verde, e quando dice buongiorno nubi mortifere invadono la stanza. Sono la Scuola di Specializzazione per Insegnanti Licei e Scuole Secondarie, dice inchinandosi verso di noi. Sono venuto a intimarvi di inserire nel vostro piano di studi altri crediti di linguistica, storia, geografia e latino, tino, ino. In caso contrario non entrerete mai nel mio regno e rimarrete laffuori, piangenti, di fronte ai miei portoni dorati. Vivrete i rimanenti anni della vostra vita compilando curriculum vitae inutili e cercando di sposare un imprenditore, un idraulico, un dipendente dello stato. Convertitevi, siete in tempo. Nel mio regno il caffè alle macchinette costa 35 centesimi cadauno. Guadagnerete la libertà dopo due anni e vivrete a stretto contatto con i vostri simili. Con loro parlerete tutto il tempo di scuola e sognerete le firme di presenza la notte e un posto di ruolo nel lichestein. La mattina andrete a fare supplenze nelle scuole con lo scopo di preparare gli alunni a fare gli stessi vostri sbagli. Pensateci. Arrivederci. Mentre mio salmone saltella per cacciare fuori dalla finestra l'eco latino, tino, ino (come una mosca, una zanzara che / fa i balletti in aria, un moscerino) io scoppio in lacrime. Ci ha trovato, urlo, ci ha trovato lo sapevo. Tradimento, dice salmone, scommetto che è stato chiamato da piccoloprincipe. Quella sagoma ha la predisposizione a far finire tutto in tragedia.
114. Il Tributo
Guardalo, dico ammirata a mio salmone, quel ragazzo presto diventerà un grande uomo, un grande capitano.
Magliettagialla il primo giorno appariva ai più un facinoroso, un cerca-guai, un piccolo mascalzone. La sua prima azione, che solo dopo, a posteriori, avremmo considerato rivoluzionaria, è stata quella di sedersi su un tavolo riservato agli utenti che visionano fondi antichi e rari, e di prendersela un po' malamente con la bibliotecaria che lo invitava a lasciare il posto.
Io e salmone lo abbiamo guardato con un piglio di disapprovazione, pensando che gli interessi oligarchici delle elites visionatrici di fondi antichi e rari avessero bene il diritto di essere difesi e di avere un posto tutto per loro, e i semplici studenti (e qui il congiuntivo muore), che neanche si prendono la briga di consultare un libro a caso dagli scaffali, se non trovano posto devono bene lasciare la sala di consultazione (si chiama così per qualcosa) e tornare a casa, a fare i loro comodi (studiare).
Ma la passione con cui Magliettagialla ha chiesto di parlare con il direttore, e l'ottenimento stesso di quel posto - con il patto leale (e vantaggioso) di lasciarlo nell'eventuale presenza di un utente fondi antichi e rari (vantaggioso sì, perché l'esponente del ceto elitario, vedendo i tavoli occupati, probabilisticamente parlando avrebbe lasciato la biblioteca e rinunciato ai suoi propositi, all'oscuro com'è del lealissimo patto triumvirale bibliotecaria-direttore-magliettagialla).
La potenza e l'astuzia di Magliettagialla si è fatta notare subito dopo, quando, con mossa abile-elegante, Magliettagialla, attesi dieci-quindici minuti, approfitta del passaggio di bibliotecaria per chiederle scusa per il modo un po' brusco con cui aveva preteso di parlare con direttore, creando così un legame di simpatia anche con il ceto medio, oltre, come sappiamo, all'appoggio oscuro e incondizionato della classe dirigente.
Magliettagialla da questo epidosio raccoglie stima e consensi, e diventa a pieno titolo capo della rivolta contro il sistema, appoggiato, lo ribadiamo, dal ceto medio, dalla classe dirigente e dalla sostanziale neutralità (per ignoranza) dell'elite intellettuale.
Il secondo giorno Magliettegialle (sperando ne abbia due, di magliette) compie il suo secondo grande atto rivoluzionario: ancora una volta il casus belli è stato la ricerca di un posto per studiare. Forte di appoggi e alleanze, prende la sedia del tavolo del computer (consultazione cataloghi on line), si infila in un tavolo e manda così a cinque (per un numero massimo secondo la lex bibliothecensis 2007 di quattro) le sedie in fila nel tavolo rettangolare (lato lungo). Questo atto, così pericoloso, avrebbe potuto sconvolgere gli assetti grazie all'insorgere dei potenti senatori (nel senso di anziani) non appartenenti all'elite intellettuale ma pur sempre per età rispettati nel mondo bibliotecense, e quindi in pieno diritto di cercare sul catalogo on line (aggiornati come sono dopo il loro pensionamento) i nuovi arrivi, con spiccato gusto per romanzi e racconti di guerra, nonché di leggere in santa pace, nelle sante sedie non destinate agli studenti, i loro santi quotidiani della provincia. Com'è noto però, i senatori sanno essere, soprattutto dopo il pensionamento, personaggi miti (si aggiunga che molti di loro, non avendo potuto studiare, approvano e incoraggiano gli studii dei fanciulli, ignorando completamente che quello che per loro era privilegio per la gioventù di oggi è spesso giogo dovuto a cause socialfamiliari e socialculturali), e quindi l'abile mossa di Magliettegialle (ormai, tra l'altro, mischiato tra i cinque e quindi senza colpa) non viene repressa: in mezzo un giubilo di entusiasmo e gioia delle masse, che portano (silenziosamente, com'è ovvio) in trionfo Magliettagialla attraverso sorrisini e sguardi di piena approvazione. Ma non basta. Il terzo giorno Magliettagialla (mutato, direi coraggiosamente, in maglietta verde e bianca) cerca un ulteriore consenso delle masse (tra cui: io) attraverso brevi ma efficaci appostamenti.
“Bella idea, davvero, quella di mettere portachiavi con il numero dell'armadietto” mi dice “così si puoi trovare l'armadietto senza alcuna esitazione”, e aggiunge “sono stati bravi!” (sì, con punto esclamativo). Questo espediente retorico (conosciuto anche come tecnica bastone e carota) di innalzare lodi a provvedimenti della classe dirigente (provv. attuati dal ceto medio), rafforza l'immagine dell'homo novus ma non rivoluzionario, difensore dell'ordine precostituito, e in fondo personaggio non pericoloso, saggio, capace di portare istanze nuove in istituzioni vecchie, senza tuttavia modificarle.
Guardalo, dico ammirata a mio salmone, quel ragazzo presto diventerà un grande uomo, un grande capitano.
Date a Magliettagialla quel che è di Magliettagialla. Dice mio salmone osservando il gettone per aprire l'armadietto della biblioteca. Ma date a salmone quel che è di salmone.
E fu così che la discussione si concluse.