Lumicino

s. m. 1 dim. di lume | cercare col lumicino, (fig.) cercare con molta cura e pazienza qualcosa difficile da trovare | essere, ridursi al lumicino, (fig.) agli estremi, in fin di vita; detto di cosa, stare per finire (dall'uso di mettere un lumino vicino al letto dei moribondi): i nostri risparmi sono ormai al lumicino 2 lumino funebre.

17/04/2007

107. Sia fatta la tua volontà

Smettila, dico a mio salmone domestico, domani ho un esame.
Mio salmone è da mezz'ora che si mette le pinne alla gola dicendo che gli manca l'ossigeno,
si è colorato tutto di rosso con un pennarello per sembrare malato e continua a dire che ha male alle pinne e alla lingua e un sacco di aghi lo bucano ovunque. Ossignore, gli dico, domani ho un esame, rimettiti a letto e dormi. Mio salmone però sta sempre più male allora con un dito gli tocco le squame e in effetti vedo che sì, non è pennarello. Ma hai usato l'indelebile? Gli chiedo stupita. 118, dice affannato, 118. No Crodo, gli dico, magari fossero 118, ormai sono miliardi le volte che mi disturbi. Ah ma stavolta non te la lascio passare. Stavolta no Crodo, stavolta ho cose più importanti da fare. Poi mio salmone si lamenta sempre peggio che diventa insostenibile. Chiamo Eleonora Duse e le chiedo se puo' portarlo sul fiume che magari si calma. La Duse si avvicina a salmone e lo guarda. E' una reazione allergica a numero uno pastiglia di optalidon che ha preso per il mal di testa è necessario subito cortisone antistaminico emogas e un dottore belloccio come quello della tv. Avrà una colica e scomoderà molte parolacce per il male. Ma tutto si risolverà nel giro di poche ore.
Ossignore, le dico, e tu come lo sai? Deus ex machina, dice Eleonora Duse mentre con una corda il suo corpo si invola verso il soffitto. Chiamo ambulanza ed entrano in casa in tanti quanti la spedizione di garibaldi. L'ho messo sul letto, dico a quel branco di catarifrangenti mobili che mi corre per casa. La loro gentilezza e il loro affanno operativo da professionisti mi fanno sospettare che mio salmone stia davvero male, allora per non sembrare meno di loro cerco di preoccuparmi anche io aggrottando la fronte.
Auguri, dico a Garibaldi, per trovargli la vena. Infatti, mi dice, si stenda lei al posto suo che vediamo cosa riusciamo a fare. Così, contro ogni mia volontà, mi ritrovo legata sulla barella con un affare inserito nella mano fatto come due tubi incrociati di fognature per case di barbie, in stato di shock e urlando a salmone che avrei chiamato gli avvocati per questo scambio illegale di pazienti. Te la farò pagare, gli urlo mentre chiudono i portelloni dell'ambulanza, te la farò pagare carissima. Durante il tragitto continuo a dire che sto bene e di farmi scendere ma nessuno mi ascolta. A quel punto penso che se devo fare la paziente al posto di salmone devo almeno calarmi nel ruolo, ed è così che nell'ultimo tratto di strada inizia a mancarmi il respiro, divento rossa indelebile e farnetico parole a caso. Anche in ospedale farnetico, e mi sembra che il mio livello di umanità cali all'improvviso per il troppo dolore, o per la sensazione del dolore aggiunta al tormento della domanda che mi affligge, ovvero se sono esagerata e non riesco a sopportare proprio niente o non sono esagerata e sono in pieno diritto di stare male.
Ho bisogno di una litania, devo raccontarmi una fiaba per non pensarci, devo ricordarmi una poesia in endecasillabi da dire all'infinito finché non mi passa il dolore.
Allora chiudo gli occhi e inizio a contare le pecore. Ma mi sfugge il senso della conta, cerco quindi nella mia mente una filastrocca, una qualsiasi, sforzati mi dico sforzati, ma niente, allora le poesie, le poesie delle elementari, ma il dolore è troppo e la mia mente non ragiona e non le trova e il mio cuore, se così si chiama, va a pescare nell'inconscio l'ultimo strato di me stessa, quello indelebile come un pennarello rosso, quello coperto in ogni modo dalla mia ragionevolezza, dal mio essere laica democratica fiduciosa della ricerca scientifica e del niente dopo la morte. Il cemento costruito con violenza da anni di catechismo si sgretola un po', minuscole particelle confluiscono nel mio sangue, e arrivate al centro del dolore fanno scattare nella mente l'antico ricordo di un'ave maria che sei nei cieli, e nell'imbarazzo per me stessa e per quello che sto per fare, confortata dall'idea che non si tratti di incoerenza ma di sopravvivenza alla sopraffazione del mio corpo, inizio a raccontarmi un rosario terreno e mi assolvo dalla vergogna del dolore, di qualsiasi grado esso sia per la scala dei medici e dei garibaldini, e lo accetto. Allora il dolore diventa montagna, va su su e poi scende a intervalli brevi e poi meno brevi, fino a collina e pianura padana d'estate, con zanzare e sole cocente, la sensazione di stanchissima tranquillità, fino al riposo.
Dopo qualche ora un'infermiera mi chiede se voglio far entrare qualcuno. No, gli dico. Ma c'è un salmone che chiede di lei. Crepasse. Lo faccio entrare? No.
Ed eccolo lì, splendente appoggiato sullo stipite della porta, mio salmone domestico.
Qualcuno mi ha chiamato? Dice con aria grave, seria, e anche un po' compiaciuta. Ah, ma è la nostra Santa Maria Goretti.
Salmone, gli dico, da oggi tu hai smesso di vivere. Mentre non c'eri, mi dice, ho approfittato del tuo telefono acceso e ho chiamato i miei lontani parenti in australia.
Sono contenta, gli dico, perché quando ti soffocherò con cinque scatole di optalidon, gli dico, a quel punto saprò a chi far pagare i tuoi funerali.

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13/04/2007

106.  Non c'è vita al di fuori delle mura

Io e mio salmone domestico alle due di notte ci interroghiamo sul perché quando io e lui stiamo a casa, nella mia città natale, ci sentiamo più a nostro agio a camminare per le vie e per le strade, ad entrare nei negozi, ad andare al parco e alle mostre, e soprattutto a studiare nelle biblioteche, mentre nella nostra città di adozione, quella universitaria, c'è un blocco che rallenta le intenzioni e le azioni, e le rende meno efficaci, più artificiose, più meditate.
Mio salmone domestico, che alle due di notte mi diventa un po' psicologo, dice che soffro di claustrofobia urbana, e che la città che ho scelto per studiare è così piccola che i lembi potrebbero richiudersi a fazzoletto di seta per soffiarcisi il naso. La città che hai scelto, dice, ha pareti alte, ha sempre stesse persone, gli stessi posti, gli stessi movimenti. Tutto si fa e si disfa in pochi luoghi, tutto è terribilmente uguale a se stesso, tutti sono l'imitazione goffa e tragica di se stessi. Se io muovo un pallina, la pallina sbatte su quella del vicino, il vicino su quella del vicino, e così via, e fidati che quello stesso moto mi viene incontro poi alle spalle, in un circolo vizioso a catena che funziona per qualsiasi  materia: informazioni, inviti, studi, chiacchiere, amicizie, gossip. I luoghi piccoli creano sempre più baccani e fanno le persone peggiori di quello che sono.
E' per questo che a me e a salmone piacciono i luoghi urbanamente complessi e grandi, perchè sono luoghi in cui le nostre cattiverie e i nostri vizi si disperdono nell'ambiente, e noi stessi ci disperdiamo in infinite possibilità, come in un oceano, come presi da una corrente d'acqua a caso.
Il secondo motivo, dice salmone che alle due di notte mi diventa un po' architetto, è di tipo squisitamente architettonico.
Non riesci a riconoscere la tua città di adozione, non riesci a riconoscerti nella sua urbanità.
E' vero, penso. L'ex chiesa enorme ora biblioteca dove vado a studiare nella mia citta di nascita, penso, è sullo stile dell'architetto scarpa. Lo stile scarpa è uno stile ormai fisso nella mia mente, anzi, potrei dire che il mio cervello ha in sé, nel suo modo di pensare e fissare le idee, motivi e ritorni simili ai particolari delle architetture di scarpa. Non solo. Ponti, edifici, strade, ville, castelli, tutto è impresso nella mia mente e va a formare il mio linguaggio, il mio approccio nei confronti della realtà. Ma con questo presupposto, dico a mio salmone scuotendolo un po', non starò mai bene fuori dalla mia città. Falso, mi dice mio salmone, perché tu appena entri nelle mura inizi a pensare al giorno della partenza, e fin da quando eri giovinetta volevi solo che non vivere più qua. Forse, gli dico, ognuno di noi cerca intertestualità tra città, cerca elementi che lo riportino a casa sua, o cose completamente diverse che costruiscano un altro sistema. E forse, gli dico, il problema della nostra città di adozione è che non troviamo niente che si avvicini alla forma della nostra mente, e nel  contempo non c'è niente che ci riproponga un diverso sistema da sovrapporre al vecchio, in quanto esso stesso è sistema chiuso, finito, intrattabile, senza possibilità di aggiunte.
Poi mio salmone si gira e osserva tutte le parole che ho detto. Intertestualità? Ma come parli?
C'è puzza di cadavere di rospo della palude, mi dice con profonda tristezza e un po' di malinconia. Io a te cosa ti è preso di questi tempi non riesco proprio a capirlo. E comunque, mi dice, se ti tolgono Lumicino per attentato alla gioia di vivere io faccio una raccolta di firme per velocizzare la burocrazia.
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02/04/2007

105. Vivi nascosto.

Io e mio salmone domestico viviamo da due settimane in trincea perchè siamo in mezzo a una guerra. Mio salmone domestico maestro di sobrietà ha una tutina mimetica e un foulard marroncino. Scruta i nostri possedimenti con il binocolo, ha un elmetto pieno di alloro, sempre per mimetizzare, dice. C'è un vento inimmaginabile, cadono mattoni dalla torre più alta che pare piegarsi come la garisenda. La gariche?, dice salmone. Guardo il mio inesorabile salmone con una punta di disapprovazione. Taci, mi dice. Chi ci sta attaccando? Zitta ssschtt. Sono giovani leninisti? Ssschtt, ho detto. Che ne dici, gli dico, se invece di stare qui nascosti a controllare i confini del regno non organizziamo una festa? Una festa di cosa?
Io e mio salmone con finto entusiasmo corriamo a casa a organizzare la festa. Alla festa invito ufficiale per Eleonora Duse Canebianco Sagoma di Gattuso. Alla fine entrano in casa altre diciassette persone, gli imbucati, dice salmone. Alla festa un ragazzo adidas blu braccio lussato fa il gioco del capitano paf che lui fa una serie di gesti e mio salmone deve ripeterli uguali pena bere e ricominciare da capo, dicendo brindo per la prima volta alla salute del capitano paf alzare la pinna bere appoggiare una volta il bicchiere battere sul tavolo pinna destra una volta pinna sinistra una volta poi uguale sotto il tavolo alzare le pinne da terra alzare il sedere risedersi battere le pinne alzare pinna sinistra bicchiere brindo per la seconda volta alla salute del capitano paff paff e battere due volte bicchiere con un sacco di varianti anche grazie al braccio lussato che mio salmone non ci capiva più niente e continuava a brindare per la prima volta alla salute del capitano paf che la Medusa (imbucata) rideva sadica come non mai.
Mentre mio salmone continua a imbarcare bicchieri del capitano paf paf io mi siedo accanto a sagoma di Gattuso e sbatto le ciglia. Ti ho detto di no, mi grugna, ma io, balbetto, no, mi dice, così mi alzo e nello sconforto vado a parlare con gli imbucati all'ingresso. Un imbucato terrorizzato nike air nere a strappo anni novanta chiede in giro se questa è una festa, perché sente che c'è musica e gente, allora gli altri lo tranquillizzano e gli dicono no, è solo un ritrovo tra amici. Da quel momento in poi i comitati leninisti, che non erano stati invitati, si mettono a discutere su un tappeto se si trattava davvero di una festa o di un ritrovo, e quali sono le caratteristiche per stabilire se è l'una o l'altra cosa.
Io con un po' di magone per sagoma di gattuso mi infilo nella discussione dei comitati leninisti e cerco di capire come faccia la gente a divertirsi alle feste, se la gente si diverte perché veramente è divertente o per non sentirsi meno, e se il giorno dopo è altrettanto divertente riparlare della festa ricordando ogni singolo avvenimento o è solo un modo per confermare agli altri che ci si è divertiti.
A quel punto la discussione prende vie più filosofiche: cosa vuol dire Divertirsi, chi siamo, dove andiamo. Poi clarks marroni tira fuori chiavetta mp3 per cercare canzone numero dieci ma in mezzo ci sono troppi de andré e a me quando mi sale de andré mi sale un po' di tristezza. La serata si conclude con me triste e stanca perché ho sentito i primi tre secondi e mezzo delle prime nove canzoni di de andré e perché io quando cerco di divertirmi ed essere divertita in mezzo ai divertiti spreco talmente tante energie; con un imbucato feticista che ha fatto annusare le scarpe a un'imbucata dicendo che lei era gelosa di lui perchè lei non faceva annusare le sue agli altri; con un imbucato che si è fatto un imbucato e con un'imbucata che si è fatto un imbucato, e almeno dodici imbucati che volevano imbucarsi con qualcuno ma non ci sono riusciti. Mio salmone pareva l'unico veramente Divertito e mentre tutti andavano a casa continuava a brindare in cucina alla salute del capitano paf. Io poi metto un piede nella mia bir
kenstock sinistra marrone a tre lacci di cui due incrociati e mio piede incontra pezzo di vetro di bicchiere rotto che mi squarta a metà. Svegliati il giorno dopo mio salmone con tazza di tè al limone legge ad alta voce quattro economici messaggi di testo, uno di imbucato adidas marroni e arancioni che non si è imbucato con nessuno e che mi dice vergogna. Secondo messaggio di clarks marroni che mi dice pensa all'amore e il terzo di Pessoa che mi dice ho sentito che tonio cartonio è morto di overdose. Il quarto vodafone, messaggio gratuito zia Speranza (valleverde nere) ha chiamato.
Allora io e mio salmone mettiamo insieme i messaggi e pensiamo che Tonio Cartonio ha chiamato per dirci di vergognarci perché pensiamo troppo all'amore.
E Tonio Cartonio ha ragione. E' per troppo amore che io e mio salmone abbiamo passato tutto il giorno a discutere se era il caso di farsi sei ore al pronto soccorso per un po' di vetri cutanei che per troppo amore mi facevano sentire un po' zoppa
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postato da: lumicino alle ore 22:03 | link | commenti (4)
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