Lumicino

s. m. 1 dim. di lume | cercare col lumicino, (fig.) cercare con molta cura e pazienza qualcosa difficile da trovare | essere, ridursi al lumicino, (fig.) agli estremi, in fin di vita; detto di cosa, stare per finire (dall'uso di mettere un lumino vicino al letto dei moribondi): i nostri risparmi sono ormai al lumicino 2 lumino funebre.

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Le avventure mie e di salmone domestico.

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22/05/2008

131. La felicità mentale

Cerco in Dante tutte le opere edizione rosso mammut, eredità di quell'insegnante che mi diceva di comprarle, perché utili per trovare in fretta sassolini. E ti cerco tutto lì dentro, perché altrove non so cercarti e perché ho paura di romperti, spezzarti, violarti in qualche modo. Ti ritrovo addirittura nel secondo libro de vulgari e se mi sposto in altri luoghi ci sei talmente da irrossire. E penso che avevo ragione quando dicevo al giovane poeta di salerno che voi uomini a parlare d'amore siete noiosi, ma a scrivere invece no. Poi penso anche che per omissione di onestà non ho aggiunto questo, che io sono noiosa in l'uno e l'altro, e l'uno neanche riesco. E se per avarizia di sentimento (freno all'erta, nozioni chimiche, ingegneria dei cuori) lo schermo specchio si moltiplica a montagna, dietro te, e tutto è fermo. Ti sospendo per lasciare un po' di parte al dopo, perché io conosco la felicità mentale, la so bene e non so cos'è.

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10/05/2008

130.  Nodi al pettine.

Al negozio la commessa mi prende vestiti di ogni genere. Ci pensa, poi dice mh questo sì questo no, poi parla con mio salmone incravattato, io dico no, dico sì. Stiamo lì. Scopro allo specchio che ho i capelli neri e un vestito lungo nero da trecentoeuro addosso. Mio salmone dice se prendi un vestito nero va bene per il matrimonio per domani dove i parenti non mi vedono da almeno quattro anni, non va bene per dopodomani, per la festa, altra cosa. Ma puoi andarci come ti pare, precisa, dopodomani. Mi chiama S. mi dice felice il libro è stampato. Non riesco a  esprimere emozioni e mi sento come un sasso senza un repertorio di parole intelligenti. Lì vicino mi chiama il dessa e gli dico anche il suo libro è pronto per torino, che me l'ha detto il mene, di nuovo stupida. Sono le zero zero e quarantuno e non ho nessun vestito nero. Ho centoventuno euro di fondotinta e rimmel in mano e la desolazione. Aspetto lunedì e i tutti i giorni. Mi preparo a non affossarmi dalla vergogna e a mantenere il mio cardiogramma costantemente sobrio. Il mio sorriso giornaliero è stato pensare a te, e pensandoti immaginare se in queste situazioni tu avresti trovato un modo di proteggermi. Un giorno e ti decreterò passato. Ma ancora ricordo quel pomeriggio, quando traguardandoti hai smosso qualche ingranaggio interno e intorno, un certo sorriso, morso di labbro inferiore, e poi via.

postato da: lumicino alle ore 00:14 | link | commenti (6)
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27/04/2008

 
 
129. Altri scarti: barbarani 3
 
Barbarani ride. Ma poi ci pensa e da quegli occhi sembra balenargli un'idea. Buteleta, conòsito Castel San Piero? Certo, gli dico, come si può non conoscere San Pietro? Non si sa mia eh, risponde un po' bruscamente, con tuto quel tempo che te pasi fora de le mura te saresti bona a scordartelo. Alora se vedemo doman, a Castel San Piero, par le quatro. Puntual me racomando. Sissignore, rispondo, domani alle quattro a Castel San Pietro.
 La vista di Verona, da Castel San Pietro, lascia senza fiato. Da lì sopra la città diventa chiara, si rivela la mappa precisa di quell'idea che fu romana di costruire reticoli geometrici fatti di strade e sotto le strade le cloache e sopra le strade gente che cammina, carri che lasciano segni sulle pietre, eserciti pronti a difendere un impero.
 Per salire fin là sopra c'è una vecchia stradina, che inizia appena superato Ponte Pietra e sale su su per trecento scalini di ogni forma. Deve aver pensato a questo Berto Barbarani quando, mentre io e salmone ci incamminavamo in via Cappello per tornare a casa, ha avuto un sussulto, un tentennamento, e mordendosi un labbro forse si è chiesto che diavolo di idea aveva avuto a darmi appuntamento fin là sopra, con la vecchiaia che ormai lo immobilizza, con le giunture che ormai vanno per conto loro. A questo deve aver pensato Berto Barbarani, quando con gli occhi alzati verso l'orizzonte si è reso conto che ormai ero troppo lontana dalla sua vista per farmi un cenno, e allora, guardando verso palazzo Maffei e l'inizio di corso Santa Anastasia, sbuffando si è rimesso fermo, con un ghigno, a far la statua.
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128. Altri scarti, barbarani 2

  Te doei proprio andar in lombardia a studiar, no' l'è vera? Con tute le scole che avemo noialtri? Padoa, Venessia, ma anca Verona, a Verona gh'è otime scole... te fasea proprio schifo studiar a Verona? Sento che se non intervengo per placare le sue ire non ci sarà verso di chiedergli un consiglio. Così, gli dico con goffi gesticolamenti, così messa la scena, eco, vorìa portarve soto a una finestra granda, tuta saor de vecia poesia, a colonete, che se racomanda a quei che passa, che no i volta via sensa guardarla, sensa far dimanda de quale vecia casada, eco, la sia, chi sia mai quel paron che la comanda. 
  Barbarani si rasserena. Un po' meglio, mi dice. C'è ancora qualche errorino, ma apprezzo le buone intenzioni. Avanti, continua. Signor Barbarani, interrompo, io veramente ero venuta qui per un consiglio. Un consiglio? Chiede stupito. E perché non me l'hai detto prima? Perché Lei voleva... Volevo, volevo...parla, sentiamo. 
  Ecco vede, questo salmone l'ho incontrato in Valpolicella qualche settimana fa. Era smarrito, e visto che noi veronesi siamo di core bono...parla par ti, mi dice...di core bono, continuo, ho pensato di portarlo a casa mia finché non ritrovasse la sua famiglia. Ma sa, la mancanza di affetti, l'incapacità di relazionarsi con gli altri, non so che dirgli, è molto triste. Così racconto nei particolari la storia di mio salmone domestico. Non avrebbe forse qualche suggerimento? Almeno un consiglio di vita, che se no questo qui mi si uccide.
Consigli? Buteleta, mi dice, dovevi andar da ben altri. Veramente, mormoro abbassando lo sguardo...sto zitta un po', penso a come spiegarglielo. Ho la netta sensazione di aver capito il suo pensiero, con quella modestia che lo caratterizza voleva suggerirmi che forse era meglio andare da Dante, che sta proprio lì vicino, nella piazza dei Signori, dove c'è il vecchio palazzo del Governo [...], e le tombe degli Scaligeri che furono un tempo i signori di Verona [...]. Avevo pensato, gli dico, avevo pensato anche io al Sommo Poeta... Sto zitta, capisco di averla detta grossa, cerco di giustificarmi in qualche modo.Ma sa sior Berto, e inizio a biascicare in dialetto, quasi a voler stabilire con lui un certo grado di confidenza, quel poeta me parèa tropo ciapà a scriver de cose larghe... un po' massa grandi per noialtri povereti...per 'ste cose un po' tropo, come posso spiegarme, particolari... par uno che ha passà la vita a parlar de gente granda, e allora, continuo, non so, ma ho pensato che lù, signor Barbarani, alto sì, non voio mia dire che lù... che l'è cosi bravo e alto, l'è alto ma anca capace de spiegarci, voio dir...non se offenda, ma se potesse in qualche modo darme lù un consiglio più tereno... Gente granda? Dice lui accigliato. Buteleta ma ti l'eto leta la Comedia? Mi sì sior Berto, eco forse non l'ho capìa proprio tuta tuta, sior Berto so cosa vole dirme... ma come posso spiegarme, pensavo che lù...Basta, basta, dice seccato. E poi che c'entra Dante. Ah, dico stupita, forse volèa dirme de Catullo? Barbarani mi guarda con disapprovazione. La poesia, mi dice, non ha mai salvà nessuno. Poi si calma, inizia a parlarmi con fare paterno. Potevi andare da Cangrande a Castelvecchio, da qualche altro combattente... una statua equina la trovavi, suvvia, foss'anche Vittorio Emanuele... Ma per chi mi ha preso sior Berto? Dico sdegnata. Qualcuno, continua senza ascoltare le proteste, che potesse darvi dei consigli veri, che vuole che le dica un poeta? Adesso che sei qui, ormai... ma prima devo meditare al caso. Allora direi che potremmo vederci domani. Sempre qui? E dove se no?

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127. Dallo sgabuzzino: bozza incontro barbarani 1.

Vorìa cantar Verona

Le bancarelle del mercato di piazza delle Erbe non sono ancora pronte, qualche carretto moderno deve essere ancora portato in piazza. Di lì a poco turisti e veronesi passeranno, la massaia comprerà pomodori e insalata, altri saranno alla ricerca di una statuetta dell'Arena, qualcuno azzarderà comprando una riproduzione in plastica della gondola veneziana o qualche collana di vetro di Murano. La mattina presto, verso le sette, la gente è poca, tutto il luogo è nella sua fase del comporsi. C'è un'aria di attesa, una sospensione di tempo. Porto in piazza mio salmone domestico, sembriamo due figure che si muovono lentamente in un generale fermo immagine, il rumore dei nostri movimenti lo percepisco, e come me i pochi altri sentono uguale.
   Mio salmone è irritato, non lo sente questo disfarsi graduale del silenzio, è troppo preso nelle sue solite lamentele. Perché, mi dice, non capisco proprio com'è che dobbiamo svegliarci così presto e venire fin qui. Tu, dice, tu devi avere qualche serio problema. Nessun problema, rispondo, stiamo andando a parlare con un grande poeta veronese. E il grande poeta, mi chiede stizzito, a che ora va a letto la sera per ricevere gente a quest'ora? 
   Arriviamo dal poeta, che vive in un angolo di Piazza delle Erbe. Mio salmone ci gira attorno, lo osserva con attenzione. Il poeta è immobile, guarda in alto, verso l'orizzonte, verso il cielo, è così immobile che anche il piccione ai suoi piedi per non fargli torto sta muto e fermo. Un po' statico, mi dice, questo tuo poeta. In effetti, a guardarlo bene, sembra addirittura che stia dormendo. Ha gli occhi semichiusi.      Torniamo a casa, gli dico, è chiaro che il poeta sta meditando e non saremo certo noi a disturbarlo. Mentre ci allontaniamo sentiamo qualcuno tossire. Non si saluta neanche, perbacco? Dice una voce alle mie spalle. Allora non stava dormendo, dice salmone. Dormire alle sette di mattina? Ma per chi mi avete preso? È palese che faccia finta di essere sveglio, dice salmone. Mi avvicino. Sicuro che non l'abbiamo disturbata? La sua voce... Sono raffreddato, risponde risoluto. Il raffreddore, penso, è il flagello universale di chi riceve visite mattutine. È una malattia che colpisce tutto l'anno, ferragosto compreso, e dura fino alle nove, dieci, a volte mezzogiorno. Poi magicamente scompare. Studi recenti attestano che la malattia si diffonde soprattutto tramite cornette dei telefoni. Io, ad esempio, mi ammalo moltissimo. Pronto? Stavi mica dormendo? Ho il raffreddore.  Signor Barbarani, gli dico. Avrei bisogno di...non ho molto da offrirle in cambio ma... Non ho molto, non ho molto, mi interrompe. Avanti, mi dice, su, inizia. Salmone mi guarda con aria interrogativa. Gli faccio segno di star zitto. Signor Barbarani, lo sa che la mia memoria non è molta. È dalle elementari...Avanti, mi dice, sentiamo come te la cavi. Incrocio le mani dietro la schiena e inizio: vorìa cantar Verona, a una serta ora de note, quando monta sù la luna: quando i boschi che dorme el par che i cora, dentro sogni de barche e de fortuna, drio a l'aqua de l'Adese, che va in serca de paesi e de sità. Sto zitta e lo fisso. La sai solo fin qui? No no signor Berto, stavo pensando solo a come inizia. E alora? Mi dice bonariamente, facendomi l'occhiolino. Riprendo: e alora che è finì tuto el sussuro, specchiarla zò ne l'Adese, dai ponti, e comodarla mi, muro per muro, tuta forte nel circolo dei monti. Il poeta Barbarani si acciglia. Devo aver fatto qualche errore. Non ci siamo, mi dice, non ci siamo per niente. Ti manca il suono, sbagli le parole. Le chiedo scusa, ha ragione, ma vede... Vedo solo che non va bene. In un impeto di arrabbiatura inizia a parlare in dialetto. Il bastone che tiene tra le mani si fa minaccioso.
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17/04/2008

126. Di questi tempi

Io e mio salmone domestico abbiamo passato le ultime settimane in trincea a curare con cerotti il parapagal. Siamo stanchi mezzo amareggiati un po' per le elezioni ma non è neanche quello, noi non riusciamo neanche più a sentire queste cose. Io e mio salmone non agiamo di istinto, agiamo con metodo. Abbiamo alla gola un nodo stretto da mattina a sera notte inclusa. E allora ci svegliamo alle sette portiamo minuscolofratello a scuola e lo andiamo a prendere e poi andiamo a recuperarlo alla festa di compleanno del bimbo mentre quel gruppo di cattivissimi under7 fanno tombe alle talpe. capito? le sotterranno e ci mettono sopra i fiori tranciati brutalmente da un enorme pianta bellissima. l'hanno decapitata, mentre i genitori parlavano sotto il gazebo se oggi i bancari devono mettersi la cravatta e cosa fanno esattamente le persone dentro un'azienda farmaceutica + accenni alla lega nord. Graziosissimo questo posticino! Meno male che non ha piovuto! La tua mamma come sta? Divinamente. Io e mio salmone domestico leggiamo, ma non libri, che ormai ivy compton burnett urla vendetta e sento sulla mia testa le settimane di studio mancato e di occasioni mancate, mi sento ingrezzita dal fatto che non leggo seriamente da giorni e giorni e settimane e sostanzialmente non uso il cervello se non per discutere di cose su cose, e la cosa mi ingrezzisce e annichilisce e inoltre mi fa perdere i contorni di salmone domestico, che ogni giorno che passa perdo la sua immagine dentro di me e perdo il suo ritmo. Perdo tempo, e non so sottrarmi. E dove lo stiamo mettendo il nostro tempo in questi giorni, oltre a tappare le bocche tua madre come sta divinamente? Io e mio salmone domestico leggiamo cose che devono andare in stampa e proviamo una profonda insoddisfazione sulle nostre imperfezioni e un profondo senso di solitudine quando ti suggeriscono implicitamente che devi imparare a lavorare in gruppo. di contro vorresti sfoderare il tuo lungo curriculum di scemenze fatte dalle elementari per dimostrare il tuo stare nei gruppi fin da quando eri nella pancia di tua madre, ma poi ti guardi e sei lì in mezzo al gruppo e vorresti urlare e capisci che non sei nella posizione per farlo e vedi chiaramente le dinamiche come funzionano gli equilibri e gli spostamenti di elettorato attivo e passivo, le metodologie neanche troppo raffinate, eccetera. Sai da copione come ti dovresti comportare. Ma non ti viene, hai ancora quel nodo alla gola per cui vorresti gridare vendetta. Infine pensi che la colpa è solo tua, e che sostanzialmente non sei fatta per lavorare con gli altri, perchè tu sostanzialmente sai di essere pensata arrogante ma nel tuo interno più io, sai anche che stai solo pretendendo da loro quello che pretendi da te, con scarsi risultati per entrambi. e allora un po'  te ne stai zitta e cerchi di ritornare all'autocontrollo, ti viene da piangere per il nervoso e per la violenza delle intenzioni. Intendi la lezione della democrazia vincente e ti dici te la sei giocata male lumicino, te la sei giocata male davvero.

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28/03/2008

125. Mi fido di te?

“Trova il trentenne”, era il gioco dell'amica di Ara, genovese, per questa campagna elettorale del partito democratico. Si trattava di trovare almeno una persona nata dopo il 1978 durante i comizi di Veltroni, giocofacile qui dove vivo io, che è pieno di studenti, mi sono detta, qui io vinco sicuro.
Io e mio salmone domestico questa mattina, usciti dall'aula tre, andiamo con Le Secretaire a fare delle fotocopie. Solo che davanti a santa maria qualcosa c'è riccardo che mi mette in mano la macchina fotografica e mi dice vai a fare delle foto per la rivista, dai. Ecco allora che proprio io e salmone, paladini della sobrietà e del silenzioso vivere, ci ritroviamo in mezzo alla folla lui con matita e foglio, io a scattare foto a bandiere del pd (brutte) e ad ascoltare persone nate prima del 1978 intonare una canzone di Jovannotti: beh, almeno un miracolo l'hanno fatto, mi sono detta. Eccolo lì, in tutta la sua bellezza, il nostro Walter Veltrons, il nostro Mosé americanizzato che divide la folla in due e passa il mare con il suo popolo, a stringer mani di tante persone che hanno una fede più forte di San Tommaso.
C'è ancora gente che ci crede, dico a mio salmone, com'è possibile?
Com'è possibile, gli dico, che la gente partecipi ancora ai comizi, ci creda ancora, si metta a cantare a squarciagola? Questo doveva essere un voto silenzioso, ho detto, si doveva andare con la fascia del lutto, con un minimo di sobrietà, a votare. Quasi a dire, va bene, qui votare si deve votare, ma almeno non riempiamoci la bocca di troppi buoni propositi. E mi chiedo, ma tutta questa gente che applaude cos'è? Dove ha vissuto in questi ultimi quindici anni?
È come se i cattolici avessero festeggiato cristo dopo la crocifissione senza neanche aspettare tre giorni.
Ed eccolo il Mosé festeggiante, impegnato in quei gesti da comunicatore che gli si addicono poco. Tutto quello che gli hanno messo addosso non va bene, non vanno bene quei goffi gesti berlusconiani che gli hanno insegnato, non va bene il lessico così ripulito. Poveraccio, mi dico.
Hai preso appunti? Chiedo a mio salmone domestico mentre torniamo da riccardo. Sì sì, mi dice, ho preso appunti. Afferro il foglio dalle sue pinne e leggo: non ci sono donne sul palco. Aperta parentesi, a parte la sindaca, frase cassata, chiusa parentesi. Hai scritto solo questo? Lo guardo con severità. Sei acido come l'idraulico liquido, dico a mio salmone silenzioso. Butto il foglietto nella spazzatura e lo prendo per mano. Andiamo, gli dico, mentre lui, ridendo, controlla le macchine di strada nuova e va dall'altro lato, canticchiando un stonato e perverso mi fido di te.

postato da: lumicino alle ore 16:54 | link | commenti (3)
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12/03/2008

124. Tu sais chose sans frontiers


Tusaicosa è la malattia del secolo che ha perso di originalità anche dal punto di vista lessicale: sappiamo tutti che oramai se uno psico-tusaicosa non trova almeno una variante, un prefisso o un suffisso, una certa trasversalità del fenomeno, una persona affetta da tusaicosa non sta male nel modo giusto.
Sappiamotuttidicosa sto parlando. Freud diceva che la malattia viene a quelli che quando erano piccoli non hanno eseguito correttamente le operazioni di sblocco, una sequenza difficilissima che qui ricordo solo nella sua prima fase: alzare braccio destro e gamba sinistra, usando alluce del piede destro girare a trecentosessanta gradi come una ballerina con tutù, mettersi a testa in giù e dire tutta la tabellina del sette al contrario, fare un giro attorno alla boa nuotare a riva e sotterrarsi sotto sabbia in posizione fetale.
Gli sfortunati che non hanno avuto l'agilità neonatale necessaria per compiere le operazioni che ho qui esemplificato bisogna che prendano provvedimenti.
Dopo aver compiuto alcuni esperimenti su mio salmone posso dire che sono fermamente convinta che l'uso di medicine medicamentose può in certi casi aggravare la situazione, perché il rischio è che ti facciano venire esse stesse la tsc., ricordandoti ogni giorno che sei affetto da tsc. e ingerisci pillole per toglierti quella roba lì, mica l'influenza, malattia questa che ha mantenuto nei secoli una certa dignità lessicale. Allora ho pensato che l'unico modo per togliere a mio salmone tsc. è fargli fare giochisenzafrontiere. È risaputo che tenere la mente occupata in impegni quotidiani è il modo più semplice per non pensare. Il mio percorso di GSF si basa sullo svegliarsi la mattina il prima possibile, fargli fare una serie di giochetti quotidiani come lavori fatti nel minor tempo possibile, il numero massimo possibile di partecipazione alle lezioni, battere il record tra i partecipanti dell'Unione Europea in quanto a parole possibili dette al minuto. Neppure in bagno lo lascio pensare, imponendogli la lettura integrale di un quotidiano qualsiasi nel minor tempo possibile. La sera un'intervista immaginaria per il commento a caldo sulle prove, fatta ovviamente da quell'omino storico che fu il conduttore della nota trasmissione televisiva e che io segretamente adoravo. Si chiamava Ettore, se non ricordo male. Per ora il mio progetto fila liscio. Ma per quanto tempo posso tenere nascosto a un salmone che è arrivato ultimo anche nelle gare di nuoto?


Approfondimento nel minor tempo possibile.

Salmone: Chi è quel tizio che un pochino fa parlava di economia narrativa?
Io: Non lo so, è uno che si chiama con un nome corto corto, Dessa.
Salmone: E facciamola presto prestissimo, questa economia narrativa.
Io: D'accordo, subito subito.

BANG!

Dessa [rimpicciolendosi]: Ec...o...no...mi..a...splat.

postato da: lumicino alle ore 20:13 | link | commenti (7)
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03/03/2008

123. Vite private dette in pubblico

cavolo, dico a salmone mentre sto sbobinando la conferenza numero meno due, cavolo caspiterina ho dimenticato di mandare un breve messaggio di testo alla mia amica. scrivile mail, dice salmone. non posso, gli dico io continuando a sbobinare con lo stesso stile di un pianista che fa concerti su mtv un fisico del ci enne erre che parla di genomi e nucleotidi. dettami che scrivo io, dice salmone, stranamente propositivo. amica, dico, scusa se non ti ho chiamato ma sono settimane indaffarate e come tu sai perchè mi conosci le mie settimane indaffarate sono le mie montagne di ore migliori perchè la lucidità è alle stelle e sono forte fortissima e non ho bisogno di nessuno e blablabla e non mi innamoro di nessuno e non ho bisogno di nessuno e non sento la mancanza di nessuno, aggiungi tu come ti pare, dico a salmone, poi metti: ma come tu sai oltre al lato positivo c'è che quando sono indaffarata ci vediamo meno. ma ci rivediamo a roma, scrivi. il nostro primo viaggio insieme, strano. come sarebbe a dire roma, dice mio salmone sorpreso. scrivi così. vai a roma? mh, forse. e io? tu come ti chiami? salmone domestico. no tu non vieni, non ci sei nei biglietti. i biglietti aerei sono nominali, non lo sai? e vai a roma senza di me? giusto ieri roma mi ha chiamato dopo due mesi e mi si è attorcigliata la gola e mi veniva da piangere che non riuscivo a parlare come un pianto liberatorio che stava lì lì da settimane e non usciva più tipo quando

(mentre piangevo ripensavo alle volte che mi veniva da piangere in questo modo e mi sono ripetuta se piangi è finita se piangi la montagna di ore diventa spazzatura e diventa nulla e non fai più nulla. sii professionale, mi sono detta, apri l'agenda)

a roma c'è a. che dovevo chiamarla, allora scrivile un bigliettino: inviata la busta + un cd in allegato + un abbraccio + attendo il tuo pezzo + a presto.

tutto questo dico a salmone in una serata di quasi arrivo primavera, davanti a tanti non bigliettini in pila, compilati meticolosamente a nome mio. una serata in cui il passato non si sente, e la corazzata di ferro mi trattiene da ogni pericolo. questo dico sopra la montagna delle ore buone, quelle sane e salvifiche, strizzando l'occhio a giovanna d'arco e gianmaria testa, dicendo a tizio di non essere debole di cuore, a caio che è perfetto così com'è, e a tiberio di non avere paura, spingendosi oltre l'accettabile e azzardando un retorico e colmo "la vita è una sola, mio caro".

postato da: lumicino alle ore 22:12 | link | commenti (3)
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13/02/2008

122. Contro Lévi-Strauss

Ero appena uscita dalla casa monolocale con soffitto a navata singola a due vele incrociate che c’era lui che mi inveiva contro e diceva che ho due mani funzionanti ma un cervello di gallina, un cervello che ha il nocciolo così, e mi faceva segno, così piccolo.
così piccolo, ripetevo nella testa, come una noce di quelle che non si aprono, ma le mani, invece, quelle funzionano, e chissene, mi dicevo, ma il cervello? così mi ripetevo e mi si avvicina una cosa strana, di un rosa strano, che non riesco a definire nei suoi contorni e a descrivere nella sua materia. una cosa che potrebbe essere una noce, due mani incrociate a palla, una matassa, e mi viene in mente che forse è mio salmone domestico, mio salmone accantonato per fare spazio all’altro, igiene del sonno, studio che aspiri a un metodo, evasioni programmate in funzione del metodo.
dico a salmone che secondo me l’amore ai tempi delle funzioni di propp doveva essere potente e complicato, perché le persone per dirsi ti amo potevano usare le formule chimiche, e non come ora, e allora, gli dico, con le frecce e l’alfabeto maiuscolo e minuscolo, con i simboli, l’eroe lasciava la sua terra e senza temere il passato, quello che aveva fatto di sbagliato, andava contro il drago e tornava nel regno e baciava la principessa, freccetta in basso ipsilon ix alla seconda eccetera, freccetta in alto, in alto i cuori.
e così, mentre mi rendo conto di non saper più parlare a mio salmone domestico, mentre cerco la formula esatta per dirgli qualcosa, e lui zitto zitto, tu sommergi da un angolo oscuro della mia mente e mi pensi: ti penso nelle tue fattezze di oggi, password di accesso alla mia casella postale e nient’altro.
devo cambiarla prima o poi, mi dico, prima di dimenticare anche il nome.
senza emozioni lo dico, come le signore che spazzano via le foglie sull’androne di casa, in quel paese di collina che è dell’infanzia.
postato da: lumicino alle ore 12:25 | link | commenti (8)
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09/01/2008

121. Decadenze


Oggi ho aspettato mezz'ora dico mezz'ora davanti all'aula prima volta in anticipo ma solo per evitarti ovvero entrare in aula prima di te e non avere l'imbarazzo di dover decidere per seconda in che posto sedermi perché se mi sedevo lontana significava che ero offesa e se mi sedevo vicina e tu ti spostavi significava che eri offeso e alle sedici meno dieci ho chiesto a una matricola che mi sentivo una nonnetta scusa ma che lezione c'è e mi dice con sguardo un po' complice veramente non lo so e poi fa una pausa come se stesse pensando a qualcosa di importante, e aggiunge però so che alle sedici c'è letteratura italiana tutorato, e a me mi veniva da scuoterla e dirle ma scusa come fai a dire non lo sai bene se poi sai che devi entrare in quella schifo di aula a fare letteratura italiana tutorato, pensavo, un po' di esattezza o almeno elasticità mentale nella vita, pensavo dal mio pulpito, ah grazie mille, dicevo, allora ho fatto due più due che oggi è martedì e ho sbagliato giorno e solo in quel momento, quando il signore che vende libri nel cortile dell'università mi ha ammonito duramente perché non gli compro un libro da più di sei mesi e io quasi fossi colpevole di omicidio ho risposto chiedo umilmente perdono ma questa è la settimana dell'affitto, solo in quel momento, cercando di capire come avevo fatto a sbagliare giorno e a perdere mezzo pomeriggio perché il cervello non mi funziona, mi sono sentita così affranta che ho cancellato tutto, le ansie per le scadenze e le ansie per i tuoi punti di vista e gli orgogli feriti a ogni minuto, ho cancellato tutto quanto e apaticamente me ne sono tornata a casa. Ci ho messo il rimanente pezzo di pomeriggio per riprendermi dall'errore. Ho comprato un chilo di arance e ho iniziato a spremerle una dopo l'altra senza un motivo. Non tutte, alcune le ho riservate per la sera, quando nel silenzio, a termosifoni spenti, diventerò la massima conoscitrice di intagli e origami su arance, e, se proprio mi gira, riempirò di chiodi di garofano salmone e lo appenderò all'entrata. Ho comprato un sacco di pere per poter usare il frullatore e fare un sacco di rumore. La notte quando accendo la doccia e tutto il resto è il silenzio mi viene una tranquillità carmica che neanche il mio coinquilino che fa sciazzu potrebbe arrivarci.
Negli ultimi dieci giorni sei persone mi hanno detto che sono una bambina, me l'ha detto anche mia madre con una tristezza nel volto che mi sono sentita come quando hai deluso qualcuno. Ho provato più o meno la stessa cosa quando p. rodriguez pontormo si è laureato e suo padre per fare una battuta per ridere visto che stavo per diventare ufficialmente una fuoricorso mi ha detto ora puoi prendere ripetizioni da lui, erano tutti sorridenti e divertenti e io che ero felice mi sono bloccata e ho provato una cosa dentro come di essere una fallita non solo ai miei occhi ma anche agli occhi dell'altro. Provo ogni volta lo stesso vuoto sotto la cassa toracica quando le cose non mi riescono come dovrebbero, non me lo perdono, peggio quando qualcuno mi trova una giustificazione e peggio se io la cerco, l'indulgenza per l'imperfezione si chiama scusa, perché la non esattezza delle cose è peccato ed è l'unico motivo per cui dio dovrebbe fulminarci. Anche questo salmone domestico non sono mica scema lo so bene che è un rimasuglio di qualcosa, un cordone ombelicale mal staccato, un'escrescenza freudiana a forma di yo-yo. Io da quando sono nata fino all'adolescenza mi dicevano è molto matura per la sua età, lo dicevano pure i maestri perché non sapevano che altro raccontarci a mia madre e io fin da piccola lo sapevo che quando sarei cresciuta la pacchia sarebbe finita e sarei decaduta. Perché io dico che è facile fare i maturi in mezzo ai bambini, è quando scoprono il trucco che allora io e mio salmone domestico siamo finiti per sempre.
 
postato da: lumicino alle ore 22:34 | link | commenti (6)
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06/01/2008

120. Il tempo delle mele

A casa di alice, quartiere pigneto, si oscillava dalle dodici alle sedici persone che se si naufragava non c'erano mica le scialuppe con l'acqua calda per tutti e neppure il dentifricio.
Io e ara alle ore diciassette e trenta, sveglie da meno di quattro ore, dopo aver fatto qualche pensiero medio sulla fontana di trevi constatiamo che dobbiamo pisciare. Siccome io e ara avevamo attivato la modalità cittadinomedio, il cittadino medio turista se deve pisciare va nel fastfood e allora noi entriamo al fastfood senza vergognarci. Quando scendo in bagno c'è una saletta chiusa dove due adolescenti si scambiano effusioni di fronte a un maxidaublecisburgher e pepsi cocacola con ghiaccio. “Aò”, grida da sopra le scale un signore vestito da hamburger, “Aò”, continua senza essere ascoltato dai due adolescenti. “Aò! A' tempo delle mele! Quarcuno ve ha detto de scendere ggiù a sporcà sto piano, ehh?”
Tempo delle mele, penso, è il modo più bello che io abbia mai sentito per insultare due ragazzini.
Ha un sapore di romanticismo leggermente andato a male, un po' acerbolo, per farla breve mio salmone domestico ha litigato anche con f. Non sa bene perché ci ha litigato, non se lo ricorda, ricorda solo che aveva mal di testa ed era completamente senza voce e che da qui si è scatenato un putiferio. Ricorda una nevrosi e mio salmone quando ha le nevrosi vuole tagliare tutto quello che gli sta intorno perché gli sembra l'unico modo per salvarsi. L'unico modo per salvarsi secondo lui è quello di staccare tutto il staccabile, come le mongolfiere, che per salire più in alto e prendere fiato devono staccare tutti i sacchetti di sabbia. Quando mio salmone gli vengono queste cose qui ha la gola completamente chiusa sul piede di guerra con una flotta navale di asma. Poi quando mongolfiera è troppo in alto mio salmone si dispera, guarda i sacchetti lontani, e pretende che qualcuno venga a riportarlo a terra.
Io so imitare un famoso cantautore che si chiama pino daniele, e questo particolare della mia vita privata quando qualcuno lo scopre si stupisce sempre.
Io è vero che penso che portare in casa di gente delle pastine secondo me sì, in certi casi non va bene, perché le pastine è roba per gente o che si conosce bene bene bene o che non si conosce per niente, allora ho comprato a f. un libro del mare perché quando l'ho aperto in libreria vicinanze termini ho letto una frase di pessoa che mi ha convinto, che sull'ascensore ho pensato madonna che tamurriata, questo sì che non va bene davvero, maledizione al mare e a pessoa.
So anche imitare paperino, anche se ora che ho i denti del giudizio un po' meno.
Nessuno si aspetterebbe da me le imitazioni, a volte davanti ad alcuni mi imbarazzo.
Il problema di mio salmone è che quando si rende conto di non essere sopportato non si sopporta più. Come se non bastasse la medusa lo ricopre di insulti telefonici tramite brevi economici messaggi di testo.
Con la calma zen che serve in questi casi impacchetto regali, gioco a morra cinese al circolo arci del pigneto con i liguri e ara, cerco il posto più lontano dalle comitive sulla carrozza sette dell'eurostar.
Propositi dell'anno nuovo, dico a salmone mentre chiedo al bar ambulante del treno due bicchieri di tè al limone con acido muriatico, i propositi dell'anno nuovo saranno chiudersi in un guscio e lavorare come delle bestie. Non ti permetterò nessuna ulteriore nevrosi, nessuna pausa riflessione, nessun contatto con altri esseri umani. Fino a quando le tue squame non saranno ricoperte da crosta protettiva, dico a salmone mentre il treno Attentogiacomino esce da Roma Termini abbassate le suonerie del cellulare, tu non uscirai più di casa e non avrai più a che fare con nessuno.

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27/12/2007

119. Lessico famigliare

Oggi, in onore di tutte le cose carine che avvocato ha detto ieri sera ai tortellini di casa mia, tre generazioni al femminile si sono unite nella produzione in larga scala di più di mille tortellini.
No, riformulo.
  Oggi sono stata buttata giù dal letto da mia nonna e mia madre perché bisognava fare dei stramaledetti tortellini.
Mia nonna che è veneta ci ha la sua tecnica e dice che anca il sior giovanni rana el fa così, e pure là zò, a valeggio, i fa così.
Mamma che è romagnola allora dice mo v'è no, questa è la ricetta depositata alla camera di commercio di bologna blablabla, e il vero tortellino bolognese si fa così e così. Poi con le dita fa qualcosa di indescrivibile e forma un tortellino. Ripeti, chiedo. Abracadabra, secondo tortellino. Ripetilo tu, dice lei. Lo devi fare per duecentosessanta volte. Alla dueblablaunesima volta potrai dire di essere capace di fare i tortellini.
  Sento che i tortellini sono la mia nuova missione di vita, mi vedo già al primo posto nella gara del miglior tortellino alla bolognese, mi immagino intervistata per farmi dire la vera ricetta segreta del tortellino. Con gli occhi pieni di fiducia e un po' emozionata prendo in mano il triangolino di pasta che mi farà diventare famosa. Destra sinistra appiccico, mi viene un aborto a forma di salmone domestico, che per inciso è nascosto in giardino da cinque giorni per paura di finire su una tartina.
  Lascio i tortellini e vado a trovarlo, sta lì muto nella vana attesa che la Medusa lo perdoni. Lo deve perdonare perché alla festa di Ara è scappato un bacio catastrofico e la Medusa il giorno dopo ha dato tutta la colpa a lui e ora lui sta depresso nella sua cassettina di fragole perché lei dice che non lo vuole sentire né vedere. Vedere, vedere, che si faccia vedere lei, sì, ma da uno bravo, ha urlato sdegnata Eleonora Duse leggendo il messaggio. Mio salmone sta lì martorizzandosi di sensi di colpa, e io per accanirmi quando lui si dice ma cosa vuoi che sia un bacio rispondo che in letteratura i baci sono importantissimi cfr. Giulietta e Romeo


Il mio cuore aveva mai amato? Occhi rinnegatelo perché non ha mai conosciuto la bellezza fino ad ora. Se io profano con la mia mano indegna questo santuario è un peccato gentile, le mie labbra come due pellegrini chiedono la grazia di riparare la rude offesa con un dolce bacio.

Buon pellegrino non disprezzare la tua mano che ha dimostrato solo devozione perché i santi hanno mani che i pellegrini toccano con le mani ma palma contro palma questo è il bacio dei santi.

I santi non hanno
labbra come le hanno i pellegrini?
[...]
Che incoraggiamento soave allora rendimi il mio peccato.

Baci come un dio.


Cfr. ovviamente anche Prevert:

Mille anni e poi mille
Non possone bastare
Per dire
La microeternita'
Di quando m' hai baciato
Di quando t' ho baciata
Un mattino nella luce dell' inverno
Al Parc Montsouris a Parigi
A Parigi
Sulla terra
Sulla terra che e' un astro.


cfr. Maria de Filippi:

Vediamo l'esterna?

per non parlare poi di quanto sia cruciale la respirazione bocca a bocca. Ho perso un'amica, ho perso un'amica, dice mio salmone piangendo. Una psicopatica vorrai dire, risponde la Duse con il senso pratico che caratterizza le donne di polso come lei. 
 Io invece sto qui, in giardino senza giacca, in bilico, nell'indecisione del farsi, il disfarsi, il finire dei rapporti diretti, e i complementi oggetti che si allontanano sempre più in là. Sto qui mentre al di là dalla staccionata una gomma della macchina di pessoa è a terra, il cecc cerca di salire sul ferro per togliere i bulloni a compressione che non si toglieranno mai, e allora alle due di notte alla ricerca del pronto intervento, mi stringo forte forte come un sasso.

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08/11/2007

118. Stagioni


Io avvocatessa avvocato canebianco salmone e miominuscolofratello anni sei vaghiamo attraverso le stradine della città con in mano la mappa della manifestazione per minuscolibambini e per adulti, per dirla come direbbe sporca sagoma di piccoloprincipe, "che non si sono dimenticati di essere stati bambini".
La mia amica avvocatessa adopera per minuscolofratello un trattamento di favore che ho quasi un moto di gelosia: il suo spirito materno dilaga e minuscolofratello si esalta e pare felice, abituato com'è al mio di spirito materno, e che spirito.
Anche avvocato ha, in un modo tutto suo, un certo spirito paterno:
Ti è consono il cono gelato formato da due palline ai delicati gusti cioccolato e fragola il quale ti è stato posto nelle mani dall'inserviente del negozio di gelati, granite e ghiaccioli che esercita il mestiere proprio davanti alla romanica porta leoni e ai vicini resti dell'impero romano che fu prima dell'arrivo delle invasioni barbariche? (con biblica scansione sillabica)
Sì.

Durante l'autunno mio salmone pensa sempre all'autunno di tre anni fa, soprattutto un orologio di plastica azzurro che si puo' appendere ovunque ed è impermeabile all'acqua.

L'autunno è difficile perché cadono le foglie e c'è poco sole così la gente la clorofilla si ferma.

E' un fatto di natura, io lo dico sempre.


Minuscolofratello dice che non gioco abbastanza a quel suo gioco in scatola schifoso che devi pescare i pesci roba che mi fa venire il prurito tra gli emisferi del cervello, fa finta di piangere per farmi sentire in colpa, ma io gli dico che è cattivo come quei galli boi e insubri un po' leghisti che ce l'avevano su con l'impero romano, solo perché si stava espandendo e perchè sicuro si pensava già allora che Roma ladrona.

Ieri mi chiama project manager e mi dice ho letto che il mostro delle Scuole Specializzazione Insegnanti è venuto a trovarti, ma mi domando e dico, mi dice, ma se ti ho detto che ci penso io al tuo futuro, ci penso, mi dice, ci ho pensato, ti ho proposto una commercializzazione su vasta scala di tuo salmone che possiamo fare un sacco di vendite anche al dettaglio, mi dice, le figurine di salmone, le matite a forma di salmone, portachiavi, apribottiglie, pigiamini, peluches, corsi di italiano per stranieri che hanno come figura guida un salmone, magliette, cartoni animati, per non parlare del settore alimentare, guarda potrei andare avanti per ore.
Ma lo sai che sono comunista come faccio

I comitati leninisti si avvicinano verso di me con salti e piroette. Compagna! Allora sei comunista! L'hai detto, sei dei nostri, sei dei nostri! Non ho detto che sono comunista. Sì che l'hai detto dicono pieni di giubilo, l'hai detto l'hai detto pappappero, l'hai detto a quel servo del capitalismo del tuo amico, l'hai detto non puoi più ritrattare. Avete sentito male, dico, perché io stavo parlando di reticismo.

Reticismo?

Sì. Sono reticente. Perché già, siamo in pieno autunno, e l'autunno signori miei, dico sospirando, è la stagione delle foglie

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25/10/2007

117. Tautogramma salmonesco.


Roma. Rammarico, rabbia.
Rubarono rare rose rosse. Rimangono roseti rovinati. Roma ritrovò resti raccapriccianti. Romani rumorosi raccolti rimpiangono rassegnati. Ricerche realizzate, ritardatarie. Ribelli? Rituali? Rivedremo ricchi roseti?
Rose rimanenti rassicurano: "ritorneremo rigogliose"
Ragni rasserenati: "Restiamo, rovistiamo regolarmente rose rimaste".
Romolo: "Riavremo rapidamente rose rosse ricattando romantici".
Remo ridendo risponde: "Ridicolo. Rassegnati, raramente recupererai romantici".

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15/09/2007

116. I miei tempi, i loro tempi.

Per fortunate coincidenze una giovane ragazza di sedici anni sta nel nostro appartamento da qualche settimana. Questa presenza, oltre a implicazioni pratiche di secondaria importanza, mi fa sentire vetusta, per così dire.
Essere giovani oggi comporta molti vantaggi. Ai miei tempi le possibilità si contavano sul palmo delle dita: eri 1. secchione 2. discotecaro 3. fascista 4. comunista e/o punk 5. cattocomunista 6. catto 7. dark 8. ph cinque punto cinque (quasi neutro).
Oggi a questa semplice e discutibile divisione si sono finalmente aggiunte molte, infinite sfumature.
Una di questa è Emo, breve etichetta che sta per emotional, e pare, per quel poco che ho capito, uno sciame di presimaledallavita che ascoltano determinata musica, si vestono in determinato modo (stretto, molto stretto), si procurano dei tagli alle braccia, si piastrano con la piastra giorno e notte i capelli, così come giorno e notte si camuffano la faccia con il trucco. E mettono delle scarpe che mi piacciono moltissimo, per giunta. Il centro di aggregazione dei presimale, per quanto concerne il Nord produttivo, pare Milano.
L'emo poi si suddivide, come mi è stato spiegato, in varie sottocategorie più raffinate. L'emo omosessuale, l'emo bisessuale, e così via. (dimenticavo: 9. sporcofrosciocomunista).
Anche il lessico si complica, con importanti e pesanti prestiti anglosassoni. Più che prestiti: sovrapposizioni.
Mi dispiace conoscere così tanto superficialmente (solo tramite racconti frammentari) questa nuova tendenza. Ma pare significativo che i presimaledallavita (come mio salmone) delle nuove generazioni si siano uniti compatti e che oggi stare male sia diventata una moda, uno stile di vita, e non più come ai miei tempi che i presimaledallavita da una parte sfociavano in associazionismo politico e dall'altra si sentivano incompresi e facevano i poetastri e gli scritturuncoli da quattro soldi tra i banchi di scuola, vagando tra 4 e 8 con qualche caso di aspirazione a 1, con la conseguente proliferazione di imbarazzanti giornalini di istituto, intense letture di romanzi francesi o del dopoguerra italiano, con picchi di alta culturalizzazione attraverso la recentissima di allora produzione letteraria italiana contemporanea (e conseguente autoidentificazione nei personaggi) di cui non farò cenno per volontà di rimozione. Giornate sprecate su poeti delle guerre, avanguardisti, romanzieri di ogni sorta (conosco alcuni ingrati delle scuole pubbliche che si finsero ammalati per finire di leggere Tarchetti, altri che sprecarono estati intere a leggere Proust. Capito? Non stessa spiaggia stesso mare, Proust!). Infine, segno supremo che quello era un modo di vivere ridicolo, il moltiplicarsi come la peste di depressive amicizie platoniche che comportavano la bancarotta generale delle aziende di preservativi (che io credo abbiano avuto un ruolo ben preciso nel giro di boa delle tendenze giovanili).
Ma ogni cosa buona, ovviamente, comporta lati negativi: in queste poche settimane di contatto diretto sono costretta, contro la mia volontà che vorrebbe appoggiare la cultura emo, a notare: 1. un fortissimo dispendio di fazzoletti da cucina e cartaigienica per pianti 2. rischi del presomalismo non conformi all'età puberale dei quindicianni: la scoperta dell'altrosesso, il primo alcolico, la primabugia dei nostri quindicianni viene qui tramutata in coma etilico, in faccioquelcazzochemipare e miammazzoperchèilmioragazzomimolla. Mi piacerebbe non escludere, ma lo escludo per non attribuire ardimenti che neppure loro oserebbero pensare, orge di ogni tipo. Il piercing fatto nella primavacanzastudio a Londra fa ridere all'emo di oggi che sprezzante della flora batteriologica e senza conoscere un minimo di basi per la sopravvivenza al pus piercingale (bactraban) si infilza aghi appuntiti nelle labbra e si riempie la faccia di palline. Ma non è pericoloso? Chiedo come una nonnetta di centocinquantanni: ma no, acqua e sale scema (scema è un'aggiunta redazionale, ma lo sguardo emo, le rarissime volte che appare sul volto sassificato di un emo, è molto eloquente). Ai miei tempi, dico raccogliendo dal cestino impagliato i ferri per la maglia, c'erano i pantaloni larghi, c'erano i punk di provincia. Ma quali punk scema (come sopra), se voi avreste almeno visto i sex pistols “che voi non sapevate un cazzo di musica mentre noi ora sappiamo tutto più di voi” (tra virgolette mio), voi capivaste che i veri punk non si vestivano largo.
Il fatto che non conoscano minimamente i cantanti tipici del presomalismo individuale dei miei tempi e di prima dei miei tempi non ha la minima importanza. (Mi riferisco alle tre corone Guccini, De André, De Gregori, che normalmente accompagnano per tutta la vita, ahinoi, gli sciagurati come mio salmone).
Mi scuso per le parolacce immesse qui per la prima volta dopo oltre cento interventi.
Le usereste anche voi se finisse la cartaigienica il sabato notte nelle vostre case.

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115. Tempo di bilanci

Salmone, gli dico, è tempo di pensare al futuro. Ehhhh, dice mio salmone con un'iperbole della pinna come per collegare un futuro al passato remoto, ce n'è anco(oooo)ra di tempo. Non c'è più tempo, gli dico, dobbiamo pensarci. Bisogna arrivarci preparati al futuro, bisogna vestirsi bene, lo capisci? Dobbiamo pensare a cosa fare, a dove vivere, a dove lavorare. Ma come, dice salmone, ma dopo la laurea non vengono degli specialisti specializzati a visitarti e affidarti il lavoro più idoneo alle tue capacità e attitudini presentandoti una rosa di possibilità? Ovvio che sì, gli rispondo, verranno a bussarci alla porta una fila di richiedenti, ci chiederanno di dirigere la pannonia e il lichenstein, e faranno la guerra la francia e l'inghilterra per averci a capo. Però, gli dico, mettiamo caso che il giorno in cui i capi delle maggiori potenze mondiali bussino alla nostra porta e noi siamo in bagno, mettiamo, mettiamo anche che ci cerchino al telefono e abbiamo il telefono scarico, mettiamo, poi vuoi dirmi come facciamo? Oh, dice salmone, domanda interessante, li richiamiamo noi? Salmone, gli dico, ma tu sai quanto costa una telefonata internazionale?
Hai ragione, mi dice, dobbiamo agire prima di loro.
Mentre io e salmone pensiamo a come attuare un piano di salvaguardia delle nostre vite, entra un uomo vestito di nero con cappuccio e tunica fino a terra e una falce lunga lunga in mano.
Il suo alito è verde, e quando dice buongiorno nubi mortifere invadono la stanza. Sono la Scuola di Specializzazione per Insegnanti Licei e Scuole Secondarie, dice inchinandosi verso di noi. Sono venuto a intimarvi di inserire nel vostro piano di studi altri crediti di linguistica, storia, geografia e latino, tino, ino. In caso contrario non entrerete mai nel mio regno e rimarrete laffuori, piangenti, di fronte ai miei portoni dorati. Vivrete i rimanenti anni della vostra vita compilando curriculum vitae inutili e cercando di sposare un imprenditore, un idraulico, un dipendente dello stato. Convertitevi, siete in tempo. Nel mio regno il caffè alle macchinette costa 35 centesimi cadauno. Guadagnerete la libertà dopo due anni e vivrete a stretto contatto con i vostri simili. Con loro parlerete tutto il tempo di scuola e sognerete le firme di presenza la notte e un posto di ruolo nel lichestein. La mattina andrete a fare supplenze nelle scuole con lo scopo di preparare gli alunni a fare gli stessi vostri sbagli. Pensateci. Arrivederci. Mentre mio salmone saltella per cacciare fuori dalla finestra l'eco latino, tino, ino (come una mosca, una zanzara che / fa i balletti in aria, un moscerino) io scoppio in lacrime. Ci ha trovato, urlo, ci ha trovato lo sapevo. Tradimento, dice salmone, scommetto che è stato chiamato da piccoloprincipe. Quella sagoma ha la predisposizione a far finire tutto in tragedia.

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05/09/2007

114. Il Tributo

                              
Guardalo, dico ammirata a mio salmone, quel ragazzo presto diventerà un grande uomo, un grande capitano.
  Magliettagialla il primo giorno appariva ai più un facinoroso, un cerca-guai, un piccolo mascalzone. La sua prima azione, che solo dopo, a posteriori, avremmo considerato rivoluzionaria, è stata quella di sedersi su un tavolo riservato agli utenti che visionano fondi antichi e rari, e di prendersela un po' malamente con la bibliotecaria che lo invitava a lasciare il posto. 
  Io e salmone lo abbiamo guardato con un piglio di disapprovazione, pensando che gli interessi oligarchici delle elites visionatrici di fondi antichi e rari avessero bene il diritto di essere difesi e di avere un posto tutto per loro, e i semplici studenti (e qui il congiuntivo muore), che neanche si prendono la briga di consultare un libro a caso dagli scaffali, se non trovano posto devono bene lasciare la sala di consultazione (si chiama così per qualcosa) e tornare a casa, a fare i loro comodi (studiare).
Ma la passione con cui Magliettagialla ha chiesto di parlare con il direttore, e l'ottenimento stesso di quel posto - con il patto leale (e vantaggioso) di lasciarlo nell'eventuale presenza di un utente fondi antichi e rari (vantaggioso sì, perché l'esponente del ceto elitario, vedendo i tavoli occupati, probabilisticamente parlando avrebbe lasciato la biblioteca e rinunciato ai suoi propositi, all'oscuro com'è del lealissimo patto triumvirale bibliotecaria-direttore-magliettagialla). 
La potenza e l'astuzia di Magliettagialla si è fatta notare subito dopo, quando, con mossa abile-elegante, Magliettagialla, attesi dieci-quindici minuti, approfitta del passaggio di bibliotecaria per chiederle scusa per il modo un po' brusco con cui aveva preteso di parlare con direttore, creando così un legame di simpatia anche con il ceto medio, oltre, come sappiamo, all'appoggio oscuro e incondizionato della classe dirigente.
  Magliettagialla da questo epidosio raccoglie stima e consensi, e diventa a pieno titolo capo della rivolta contro il sistema, appoggiato, lo ribadiamo, dal ceto medio, dalla classe dirigente e dalla sostanziale neutralità (per ignoranza) dell'elite intellettuale.
  Il secondo giorno Magliettegialle (sperando ne abbia due, di magliette) compie il suo secondo grande atto rivoluzionario:
 ancora una volta il casus belli è stato la ricerca di un posto per studiare. Forte di appoggi e alleanze, prende la sedia del tavolo del computer (consultazione cataloghi on line), si infila in un tavolo e manda così a cinque (per un numero massimo secondo la lex bibliothecensis 2007 di quattro) le sedie in fila nel tavolo rettangolare (lato lungo). Questo atto, così pericoloso, avrebbe potuto sconvolgere gli assetti grazie all'insorgere dei potenti senatori (nel senso di anziani) non appartenenti all'elite intellettuale ma pur sempre per età rispettati nel mondo bibliotecense, e quindi in pieno diritto di cercare sul catalogo on line (aggiornati come sono dopo il loro pensionamento) i nuovi arrivi, con spiccato gusto per romanzi e racconti di guerra, nonché di leggere in santa pace, nelle sante sedie non destinate agli studenti, i loro santi quotidiani della provincia. Com'è noto però, i senatori sanno essere, soprattutto dopo il pensionamento, personaggi miti (si aggiunga che molti di loro, non avendo potuto studiare, approvano e incoraggiano gli studii dei fanciulli, ignorando completamente che quello che per loro era privilegio per la gioventù di oggi è spesso giogo dovuto a cause socialfamiliari e socialculturali), e quindi l'abile mossa di Magliettegialle (ormai, tra l'altro, mischiato tra i cinque e quindi senza colpa) non viene repressa: in mezzo un giubilo di entusiasmo e gioia delle masse, che portano (silenziosamente, com'è ovvio) in trionfo Magliettagialla attraverso sorrisini e sguardi di piena approvazione. Ma non basta. Il terzo giorno Magliettagialla (mutato, direi coraggiosamente, in maglietta verde e bianca) cerca un ulteriore consenso delle masse (tra cui: io) attraverso brevi ma efficaci appostamenti.
  “Bella idea, davvero, quella di mettere portachiavi con il numero dell'armadietto” mi dice “così si puoi trovare l'armadietto senza alcuna esitazione”, e aggiunge “sono stati bravi!” (sì, con punto esclamativo). Questo espediente retorico (conosciuto anche come tecnica bastone e carota) di innalzare lodi a provvedimenti della classe dirigente (provv. attuati dal ceto medio), rafforza l'immagine dell'homo novus ma non rivoluzionario, difensore dell'ordine precostituito, e in fondo personaggio non pericoloso, saggio, capace di portare istanze nuove in istituzioni vecchie, senza tuttavia modificarle.
  Guardalo, dico ammirata a mio salmone, quel ragazzo presto diventerà un grande uomo, un grande capitano. 
Date a Magliettagialla quel che è di Magliettagialla. Dice mio salmone osservando il gettone per aprire l'armadietto della biblioteca. Ma date a salmone quel che è di salmone.
  E fu così che la discussione si concluse.

 

postato da: lumicino alle ore 21:13 | link | commenti (5)
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26/08/2007

113. Tre argomenti non sviluppabili incorniciati in trittico criptico. Spiegazioni a partire da sinistra.

 

Pessoa che ti fa sentire bene, per natura. Tristezza.

Salmone riprende farmaci per la felicità.

(con tono da camionista ad altro camionista che gli parcheggia davanti) Era proprio necessario?

 

Medico che aiuta, ottimista di natura. Panico

Le prescriverei questo per i mal di testa.

Dottore, ho qualche problema di tempi.

Massì, tranquilla, va bene anche in gravidanza.

 

Salmone che non si aiuta, depresso di natura. Tristezza

Esci, fai qualcosa, sorridi un po’.

Sai cos’è la malinconia vera?

No.

La malinconia vera è ricevere telefonata di cozza che ti invita a Gardaland e non essere in grado di spiegargli che tu, cose del genere, non le farai mai.

 

Predelle (avvocatessa, avvocato, lumicino, sagome, canebianco, pessoa, pecorelle & pastori)

Secondo quale legge quando hai bisogno di conforto spariscono tutti?

La legge del cadavere morto della palude.

Sarebbe?

(annusando) Devo andare…

postato da: lumicino alle ore 18:04 | link | commenti (12)
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15/08/2007

112. L'amore fugge mentre sagoma estremista rincorre non estremista eccetera.

Io gaudì mirò hogarth ospedale sant pau sitges flamenco medusa ryan air tonf atterrati tonf barbiere di siviglia traviata con bambola postmoderna un po' vecchia (pre-postmoderna) daniele sepe con oreste scalzone raccontante (vogliamo ballare! vogliamo ballare sussurrano mica tanto piano dalla quinta fila) sole e fichi con madrelinguaspagnola  aperitivo bagnato con avvocato federalista trasversale canebianco, grigliata di federalista trasversale bibliotecacivica con avvocatessa vaso di limoni di pessoa nonstelle di sanlorenzo progetto tutto fellini tutto truffaut e scoperta di gonzales (pianista). quattro innamoramenti di un trenta-cinquanta secondi con annessi progetti di matrimonio spagnolo. separazioni e divorzi.

oreste s., scopre in me terza fila due tendenze psicopolitiche a forma di sagoma di eguale forza e opposte, da sempre combattenti: estremista che dice che la non estremista è codarda e di comodo, non estremista che dice estremista anacronista e stupida. in definitiva: non mi evolvo.

l'amore fugge.

garzina bianca per medusa su braccio dieci minuti no lavarsi per tre ore sabbia tra i capelli uguale instabilità precarietà uguale capelli come bastoncini intricati uguale felicità mentale no ma un po' di tregua forse. (brucia).

barceloneta è una penisoletta dove c'è puzza di acqua morta e cacca e le case sono vecchie malandate o nuove affittate per turismo con la paella inclusa nei mattoni, le infradito costano nove euro e le spiagge sono finte con sabbia prelevata da una cava artificiale  a forma di oblò blu che sta a cento metri sotto il livello del mare e vi lavorano all'interno schiavi romani congelati per duemila anni e scongelati da raffaella carrà treanniorsono.
io a barceloneta stavo bene perchè non c'erano professori di latino e l'editto di costantino lì non valeva.

in fondo, barceloneta mi piaceva.

e stavo bene anche a girona quando davanti alla cattedrale con le scale prelevate da piazza di spagna ho chiesto alla mia valigia 12 chili ryan air perché girona non ha il deposito bagagli, e ridevo stavo bene, yeah.

non lo so, mi ha risposto.

stavo bene anche a bere birra al barrio gotico e disegnare su mokeskino pulcini e uova e stavo bene non so disegnare ma chi ti vieta? e il barrio gotico me lo diceva: chi ti vieta? in italia me lo vietano tutti, anche salmone.

Oggi io e mio salmone siamo tristi, perché piano piano ridimentichiamo come siamo: usiamo io il balsamo panten e lui eppipin. E così pietrifichiamo, il cervello.

postato da: lumicino alle ore 22:43 | link | commenti (2)
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17/07/2007

111.

Le vecchie storie di salmone sono qui.

postato da: lumicino alle ore 10:58 | link | commenti (4)
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10/07/2007

110. Tricolon circolare.

Exemplum: Tutankamon, spargimenti di sangue (Capo della pattuglia dei carabinieri, Torino)
  Dov'è la cozza, dov'è urla assatanato mio salmone con gli occhi iniettati di rosso. Ma come, gli dico, è stato mummia sotto la nostra finestra per un mese intero giorno e notte che stavano per arrivare la commissione museo egiziano torino per portarselo a casa, che a forza di dare la testuggine al muro ormai stava quasi completando il murales di piastrine e globuli rossi, ora che finalmente se ne è andato mi chiedi dov'è? Voglio la cozza. Ma non la volevi, gli dico stupita, a bocca aperta. Stupida, mi dice, io voglio una cozza e voglio la cozza che si distrugga l'esistenza sotto la mia finestra causa me. La voglio la voglio e basta.

Un'esemplificazione: Mi innamoro di tutto (De Andrè)
   E sai cosa mi ha detto stasera quel mezzocervello della zanzara?, cosa ti ha detto?, mi ha detto che io sono innamorato cronico. E che vuol dire? Vuol dire pestilenza, vuol dire morbo petecchiale, vuol dire morte e sciagura. Ah, dico a mio salmone, forse quella zanzara ti ha punto sul vivo. Chi, quello spregevole essere che usa la sintassi confusa per sembrare più fico? Ah ma noialtri siamo gente alta che non giochiamo a “a che gioco giochiamo?” Macchè! Urla ancora, io non mi innamoro mai di nessuno. Io sono come dio, al massimo io contemplo il creato.

Detto altrimenti: Voglio tutto (S.Teresa d'Avila)

   Chiama Medusa e dille che è vero. Dille che sono fatto di acido acitilemotivico che metto tutto quanto insieme in vasetto per pelati pulito chiusura ermetica e lascio che si corroda ma il vasetto è mio solo mio fino a quando lo butto e poi scendo dalla finestra lo riprendo lo porto in casa e lo ributto. Chiama Medusa e dille che la voglio solo mia ventiquattrore di puro amore e poi giù giù dalla finestra sotto ventricolodestro eneide piccoloprincipe cukigelo porto di genova adidas marroni. Dille che io sono come quello là, quell'amico di Pessoa, che voglio tutto senza passare da siddharda oscar wilde fermo e lucia e roland barthes. Diglielo alla Medusa, dille sotto un salmone anagraficamente cresciuto dille un cuore di dodicenne privo di educazione sentimentale.

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11/06/2007

109. Buon compleanno a me

Il giorno del mio compleanno mio salmone domestico mi dice ho comprato un regalo. Sto per stracciare la carta gialla con i koala sopra ma salmone mi dice fai piano che sembri un bambino. Scarto e scarto il regalo che è un moleskine nero a righe e una penna stilo nera montblanc con pennino argento e fili oro che mi manca il respiro. E' bellissima, gli dico, le piacerà?, mi dice.
Mio salmone prende stilo e moleskine e mette tutto dentro i koala gialli. Tra un mese, mi dice, sarà il compleanno della Medusa. Cosa se ne fa la Medusa di una montblanc e di un moleskine, chiedo indignata. La stessa cosa, mi dice, che ci faresti tu: niente. E' così che passo il giorno del mio compleanno, stesa sull'erba di casa con mio salmone, in attesa che sagoma di gattuso mi faccia almeno gli auguri, in attesa di un grande evento sconvolgente, di una battaglia nel regno, di un terremoto che metta in pericolo la torre, di qualche brivido, di qualche novità.
Sai, mi dice salmone buttando al vento ciuffi d'erba con zolle di terra attaccate per vedere dove tira il vento, la cozza è un essere umano allo stato puro. E' un fatto strano, mi dice, avere a che fare con lei. E' assolutamente vergine di ogni sovrastruttura umanoide. Forse la gente normale ha relazioni così come le vuole la cozza. Senza problemi, che le parole che si dicono valgono per quello che sono e basta. Non credi che sia un caso che dovremmo studiare? Io credo, gli dico, che tu fai le cose per rabbia e vendetta. Le tue vendette, gli dico, sono così stupide che quando ti vendichi non si capisce contro di chi, e non si capisce neanche per cosa. La rabbia con cui butti fuori la cozza dalla cassettina di fragole è ingiusta e ingiustificata. Io penso, gli dico, che non dovresti più prenderti gioco della cozza, e che le cozze tutte dovrebbero essere rispettate e tenute da conto prima dell'estinzione della loro ispecie. Se continui in questo modo, gli dico, la tua rabbia estinguerà tutte le cozze del mare salato e tu sarai comunque triste e i veneziani organizzeranno una rivolta popolare contro di te. E' incredibile, gli dico, come riesci a far diventare tristi anche le cose non tristi. Allora mio salmone scoppia a piangere che era da quando eppipin che non gli funzionavano più le caverne degli occhi. Vieni qui su, gli dico sputando zolle di terra dalla bocca. Il vento ha cambiato direzione. Alla Medusa, gli dico, il regalo piacerà tantissimo.

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26/05/2007

108. Sulle pietrificazioni

Mio salmone domestico c'è sempre una crisi. Ha passato ultimi mesi che pareva una burla. Prima centodiciotto poi si conficca un vetro sotto il piede poi tonsillite acuta maggio dico maggio poi compra mocassini timberland che gli creano bolle enormi che gli creano stati confusionali che gli creano nevrosi io gli ho detto ti manca che parli ai lupi e alle zanzare e ti fanno beato.
Mio salmone domestico allora lo vedo malaticcio di testa lo vedo perché ha il contorno occhi giallo renato zero e perché quando parlo non mi ascolta, lo fa sempre che non mi ascolta, ma quando non mi ascolta e sta bene pensa ad altro, allora gli dico no così non va e lo porto dal medico. Lui mi dice io dallo strizzasalmoni non ci torno neanche morto, allora gli dico no non ti porto dallo strizzasalmoni ti porto da lady oscar, allora mi dice ok. Lady Oscar dice venti milligrammi di eppipin al giorno più pazor qu bi. Qu bi gli ho chiesto, qu bi mi risponde, e se non bi? Birà, vedrà.
Allora la prima mattina gli somministro pastiglia con bicchierone d'acqua e lui mi dice mi sento già benissimo, quella era la ciunga per la merenda dell